Addio Giorgio

Senza neanche aver finito di elaborare il lutto per la scomparsa di Silvio Berlusconi, ecco che un altro grande della politica italiana scompare, lasciandoci amareggiati e tristi. Come per Silvio, ho chiesto ad alcuni membri dello staff di raccontarci cosa è stato Giorgio Napolitano per loro e perché non potremmo mai dimenticarlo.
La Scatoletta di Tonno giura di avere conosciuto Napolitano molti anni fa, nel Paleolitico medio. A quel tempo Giorgio e il trancio di pesce frequentavano la stessa sezione di Homo Sapiens, un gruppuscolo di ominidi idealisti intenzionati a diffondere le idee progressiste tra i neandertaliani. L’idea della scatoletta era di infiltrarsi in una tribù per "indottrinare" la popolazione e convincerli a “collettivizzare” i mezzi di produzione, che in quelle epoche remote non erano neanche tanti: qualche conchiglia, alcune ossa di mammut e dei frammenti di selce che i capitalisti locali, in nome di confusi principi liberisti, volevano privatizzare per costruirsi delle selci intere da sfoggiare con gli amici. Napolitano aveva aderito al progetto ma poi si era schierato con i poteri “forti” e li aveva convinti ad usare la selce per aprire la scatoletta e “collettivizzare” il contenuto, possibilmente per l’ora di cena. Da allora i due avevano continuato a frequentarsi ma era rimasto un certo astio, e la scatoletta non perdeva mai l'occasione per rinfacciare all'amico l'antico tradimento (clicca qui).
Invicto e l’Uovo conobbero Napolitano nel 2012 quando, per puro spirito goliardico, decisero di sorvolarlo mentre firmava documenti nel suo studio al Quirinale (clicca qui). “Il Presidente fu abbastanza seccato”, racconta l’avventuriero. "In principio mi scambiò per una zanzara sofisticata e cercò di schiacciarmi ma poi, quando si accorse dell’errore, cercò di rimediare e mi invitò a cena. Si raccomandò soprattutto di portare l’Uovo che, secondo i suoi gusti, sarebbe andato molto in accordo con un suo amico che di mestiere faceva la scatoletta di tonno. La cosa mi sembrò sospetta e declinai l’invito”.
Il Formaggio Svizzero non ha mai conosciuto Giorgio Napolitano ma ha accettato di coreografare una nuova danza: un toccante omaggio alle innumerevoli giravolte ideologiche che hanno contrassegnato la sua vita politica e che non gli hanno mai impedito di restare fedele al sacro principio della gestione elitaria del potere (clicca qui). Grazie di esistere, Formaggio Svizzero!