Il Team affronta i nuovi barbari

Per esprimere tutta la nostra vicinanza ad Alain Elkann, abbiamo deciso di mandare un esponente del nostro team sul treno che da Roma porta a Foggia, facendolo viaggiare in prima classe. Naturalmente la scelta è caduta sul Formaggio Svizzero, un latticino colto che avendo la stessa radice linguistica di Wittgenstein e Rainer Maria Rilke, la cultura mitteleuropea deve avercela nel colesterolo. Ovviamente, per evitare di mandare un ingrediente per tramezzini a spasso per un treno frequentato prevalentemente da adolescenti, ci siamo dovuti accontentare di filmare soltanto la prima tratta del tragitto, quella che dalla periferia di Firenze porta alla stazione di Santa Maria Novella.
Pagato il biglietto della tramvia gli abbiamo chiesto di assumere l’aria dell’intellettuale impegnato, e per un latticino elvetico avente come modelli culturali di riferimento la piccola Heidi e Guglielmo Tell la cosa può risultare piuttosto complessa e andare per le lunghe. Alla fine per renderlo credibile gli abbiamo fatto indossare un paio di occhiali e lo abbiamo messo a leggere il primo volume dell’Enciclopedia Treccani, quello che dalla lettera A di “Aabenraa” conduce alla lettera B di "Barszczewska". Era giusto impegnato ad informarsi sull’etimologia della parola “autospurgo” quando si è accorto che i suoi compagni di viaggio, invece di acculturarsi leggendo la Recherche di Proust in lingua originale, erano impegnati a guardare nel vuoto o a consumarsi gli occhi sugli smartphone o, ed era l’atteggiamento più diffuso, a guardarlo con aria affamata. A questo punto avrebbe dovuto assumere un comportamento di disapprovazione, chiedersi perché nessuno indossasse vestiti di lino e scuotere la testa in maniera affranta ma, anche in questo caso, la sua natura di talentuoso figlio delle vette ha preso il sopravvento e si è prodotto in una sorta di danza alpina, uno di quei curiosi balli tirolesi in cui anche i danzatori più esperti finiscono per darsi sui nervi l’un l’altro e cominciano a prendersi a schiaffi.
Può anche darsi che le forme di disapprovazione alpina assumino talvolta i modi della danza e, in effetti, è difficile assistere ad un tale spettacolo senza provare un moto di repulsione e il desiderio di picchiare qualcuno, ma nell’ottica dei social occorre che le forme comunicative siano quelle condivise, immediatamente riconoscibili da tutti. Per cui siamo stati obbligati a soprassedere e ad allontanarci, prima che qualche stralunato viaggiatore, del tutto ignaro dell’espressività artistica elvetica e bisognoso di calorie, sentisse l’impulso di importunarci, o che a qualche controllore venisse in mente di chiederci il biglietto e farci pagare un’eventuale multa. Dobbiamo organizzarci meglio la prossima volta.