l’Uovo ed il Formaggio Svizzero interpretano “Il gabbiano” e “Lo zio Vanja”, in una commistione letteraria da paura

Dopo averci attentamente riflettuto abbiamo deciso di fare parziale ammenda per l'improvviso attacco del Formaggio Svizzero alla barba di Dostoevskij. Qualcuno ci ha fatto notare che i russi stanno investendo molto nel nostro paese, soprattutto in comunicazione, e può essere utile mostrarci duttili in quanto a fedeltà e coerenza concettuale. Per farci perdonare abbiamo organizzato una rappresentazione de “Il gabbiano”, di Anton Cechov, un’opera che non abbiamo ancora letto ma che cercheremo comunque di mettere in scena, magari approfondendo gli aspetti meno noti del personaggio: la sua infanzia, la vecchiaia, le probabili circostanze della sua dipartita (clicca qui).
Per interpretare il gabbiano abbiamo pensato all’Uovo, un attore abbastanza duttile da poter rappresentare qualsiasi embrione, anche il più sofisticato, come quello di quaglia, di struzzo o di albatros. Al suo fianco, per rendere più corposa la trama, il Formaggio Svizzero interpreterà lo zio Vanja, il protagonista di un’altra opera di Cechov di cui sappiamo ben poco. Per renderlo plausibile gli faremo fare le tipiche cose da intellettuale impegnato: guardare oltre l’orizzonte scuotendo mestamente la testa (clicca qui) e deprimersi oltremisura pensando alla vacuità delle cose (clicca qui). Alla fine del film lo faremo morire come dovrebbero morire tutti gli intellettuali di un certo spessore: infartato a seguito della lettura di un libro di Bruno Vespa (clicca qui). Se solo ci assumesse come agenzia di comunicazione, Putin potrebbe dormire sonni tranquilli.