Tradotto in un carcere, il Formaggio Svizzero viene obbligato a convertirsi all’Islam

Come avremmo dovuto aspettarci, il nemico si è dimostrato non solo coriaceo ma anche crudele. Dopo aver gettato il latticino in una cupa prigione sotterranea, l'hanno incatenato ad una parete e minacciato di tortura se non avesse subito abiurato alla propria fede ed abbracciato il loro credo, pieno di severi dogmi e curiose abitudini alimentari. Il povero emmental si è preso cinque minuti per rifletterci e poi ha accettato, rivelando un ingiustificabile debolezza morale, inaccettabile in chi proviene dalla terra che ha dato i natali a Jean-Jacques Rousseau, Guglielmo Tell e a tutte le Guardie Svizzere. A questo punto i carcerieri, avendo capito che con lui se la sarebbero giocata facile, hanno cercato di approfittarne pretendendo che abiurasse anche alla musica rock, alle minigonne, agli spritz e a tutte quelle abitudini peccaminose che, nel loro immaginario, rendevano inopportuno l'essere occidentale. Al termine dell'interrogatorio il latticino era pronto ad essere più musulmano di Maometto e si è dichiarato disposto ad inginocchiarsi verso la Mecca se soltanto qualcuno gli avesse detto in che direzione era e lo avesse dotato di un paio di menischi, indispensabili per adempiere correttamente alla funzione. Per fortuna, un leggero calo nell'attenzione dei carcerieri gli ha dato l'opportunità di elaborare un laborioso piano di fuga che ha subito messo in pratica (clicca qui), riuscendo in breve a riottenere l'agognata libertà e a ritornare alle voluttuose pratiche alimentari occidentali che, nel suo specifico caso, riguardavano l'essere utilizzato come ingrediente per una quattro formaggi. Ma, come tutti sanno, la strada per la libertà è lastricata di rinunce e sofferenza, e mai facile da percorrere.