Ladra di bicicletta

Questo filmato resterà come pietra miliare nella storia del cinema italiano perché è la prima gif neorealista mai realizzata. Pensata come seguito ideale del capolavoro di Vittorio de Sica, “Ladri di biciclette”, la clip narra delle traversie di una povera bicicletta che, in seguito ad una serie di sfortunati eventi, decide di rubarsi da sola.
Ambientata nell’immediato dopoguerra, accompagnamo la protagonista a pedalare per le strade di una città deserta che potrebbe essere Roma o Milano, ma anche Pavia, Urbino o Busto Arsizio. Essa soffre per la propria condizione di bicicletta da passeggio e sogna una vita migliore per sé e per il proprio caro: il piccolo triciclo che pedala al suo fianco.
Vorrebbe vivere delle avventure: correre il Giro d’Italia, essere allucchettata ad una rastrelliera, affrontare le perigliose salite del Tour de France come fedele compagna di uno dei suoi due eroi, Gino Bartali e Fausto Coppi. Ma la vita sa essere crudele: per quanti sforzi faccia, presto la piccola bicicletta si renderà conto che non riuscirà mai ad evolversi in mountain bike e fuggire da quell'ambiente urbano che la vuole prigioniera. Inadatta alle lunghe percorrenze e priva del sostegno degli ammortizzatori, la poveretta finirà i propri giorni a girare su se stessa, vittima della propria ingenuità e della mancanza di un sistema nervoso che le consenta di distinguere la destra dalla sinistra. Non c’è speranza in questa pellicola, ma soltanto la fredda realtà di un mezzo di trasporto destinato in breve tempo a diventare obsoleto, sorpassato dal boom economico e dai vantaggi della pedalata assistita e del cambio Shimano.
Girato in un magistrale bianco e nero, questa animazione è destinata a rimanere impressa a lungo nella mente di chi la guarda, sia per la profondità del messaggio trattato che per le crisi di nervi che procura a chi l’osserva per più di cinque minuti.