L’esorcista

Il protagonista di questa GIF, remake dell’omonimo film del 1973, nella prima versione del copione doveva essere l’uovo e non la forchetta psicotica. A farmelo preferire era stato il modo in cui lo avevo visto contorcersi in diverse gif, tra cui la mia “Ombre rosse” del mese scorso. Le sue evoluzioni mi avevano ricordato la memorabile interpretazione del letto della bambina, che nella versione del ‘73 sobbalzava con un trasporto tale da farmi comprendere che era lui il vero protagonista della pellicola. Ero cosciente delle difficoltà a cui sarei andato incontro: la scena in cui la bambina rigurgita il cibo, ad esempio, poteva risultare umiliante per l’uovo, sia come attore che come alimento. Tecnicamente non c’erano grossi problemi: mi sarebbe bastato assestargli un colpo secco col cucchiaino, sollevare parte del guscio e far gocciolare fuori il tuorlo. Un'operazione tutto sommato abbastanza semplice che avevo già svolto con successo su decine e decine di uova alla coque. Quello che mi preoccupava era la mia possibile reazione: sarei riuscito a comportarmi in maniera professionale e ad evitare di inzupparci il pane? Non volevo rovinare un'amicizia vecchia di tre giorni e che, secondo la data di scadenza sulla confezione, poteva durare ancora per due settimane.
La scena più complessa era quella in cui la bambina si voltava verso la telecamera ruotando la testa di 180 gradi. L’avevo preparato per questo ma quando prima delle riprese entrai in camerino e dissi, “Oggi ti torco il collo!”, lo vidi sobbalzare come un uovo nel bollitore e sbiancare a tal punto che mi convinsi si fosse assodato da solo. Poi mi resi conto che queste dovevano essere le ultime parole che sua mamma, la gallina, aveva sentito pronunciare prima di essere condotta al macello. Come avevo potuto essere cosı̀ insensibile? Fargli rivivere il trauma infantile che doveva avergli segnato l’esistenza e pronunciare ad alta voce le stesse parole che, a ben vedere, sarebbero state le ultime che avrebbe ascoltato prima di lasciare questo mondo.
Quindi, dopo essere riuscito a calmare l’uovo, affidai la parte della protagonista alla forchetta psicotica. Avevo ricevuto altre candidature per quel ruolo, alcune veramente interessanti (clicca qui), altre curiose (clicca qui), la maggioranza decisamente patetiche (clicca qui), ma nessuna poteva rivaleggiare con la mia forchetta preferita. Per rendere credibile la trama dovetti adattare il copione alla personalità della posata: nella nuova versione era il demone ad essere la creatura innocente mentre la forchetta era l’entità malvagia che lo possedeva. Per far dimenticare all’uovo le mie gaffe cercai di coinvolgerlo affidandogli il ruolo di coprotagonista: il letto semovibile della bambina. La cosa funzionò a meraviglia: ad ogni ciak, senza che dovessi spronare nessuno, l’uovo entrava nel panico e cominciava a saltellare per la stanza, mentre la forchetta si contorceva in maniera talmente bizzarra da saldarsi da sola ed evolversi in cucchiaio. Alla fine la situazione era diventata così ingestibile che dovetti apportare un ulteriore modifica al copione per consentire al demone di convocare un esorcista e farsi liberare dal controllo della posata. Tutto sommato, sono veramente soddisfatto.