Splatter

Realizzare un film splatter con degli alimenti è molto semplice ed economico: bastano delle uova e un buon sapone di Marsiglia. Con i prelavaggi di oggi chiunque può cimentarsi in queste produzioni senza mettere in crisi il proprio matrimonio. La prima GIF splatter la girai venti anni fa e aveva per protagonisti un barattolo di Nutella che cadeva sul pavimento, e delle fette di pane che si accanivano sui suoi resti. Il secondo film, “la grande macchia”, si girò praticamente da solo quando versai un bicchiere di vino rosso sul tavolo di salotto e cercai di dissimulare l’incidente rovesciandoci sopra il resto della bottiglia. Il seguito: “la notte delle stoviglie volanti”, lo girai quella stessa sera spronato dall’entusiasmo di mia moglie. Col passare degli anni le sceneggiature sono divenute più complesse e le psicologie dei protagonisti si sono affinate. La trama di “La capanna delle mille posate”, è un buon esempio.
Un gruppo di amici decide di passare un fine settimana in una capanna nel bosco. Sono un gruppo variegato, composto essenzialmente da uova di buona famiglia e da una barca, cugina di secondo grado di una di loro. Giunte alla capanna, le uova trovano delle posate e hanno dei brutti presentimenti, come è giusto che accada quando degli alimenti incontrano dei complementi da cucina. La barca riesce a tranquillizzarli e il gruppo decide di proseguire la vacanza andando a rotolare un po’ nel bosco. In una radura, nei pressi di un accampamento abbandonato, trovano un sacchetto della spesa ridotto a brandelli, un wurstel affettato a cubetti e i resti di una patata infilzata da una forchetta. La scena è raccapricciante e le uova vengono prese dal panico. Una di loro chiede alle altre di essere riaccompagnata a casa, ma ormai è troppo tardi per farlo, un po’ perché sta facendo buio e un po’ perché non riescono a concordare sul concetto di casa: per qualcuna è il pollaio, mentre per altre è lo scomparto delle uova nel frigorifero del supermercato. Mentre la discussione scivola su l'annosa questione se siano nate prima loro o le loro mamme, le galline, la barca prende in mano la situazione e cerca di razionalizzare la situazione facendo notare che tagliare a cubetti un wurstel, o infilzare una patata, rientra nella normale dialettica che lega le posate agli avanzi e non può essere interpretato come un segnale di pericolo. E proprio in quel momento, da un cespuglio, salta fuori un coltello psicotico che si conficca nella barca in una delle scene più cruente che si siano mai viste nella storia delle animazioni (per vedere il tentativo del coltello di penetrare a fondo nella barca e recidere qualcosa di vitale, cliccate quì). Per farla breve dirò che quelle posate non erano normali, facevano parte di un servizio psicotico che, abbandonato nel bosco da troppo tempo, aveva dimenticato come ci si comporta a tavola e si era dato all’omicidio seriale. Per salvarsi le uova giocheranno d’astuzia e si divideranno, ognuna cercherà scampo per conto proprio in modo da risultare insufficiente per fare una frittata e aumentare le probabilità di sopravvivenza. Alla fine si salverà soltanto la barca che, portandosi dietro il coltello psicotico, riuscirà a raggiungere un corso d’acqua e a tornare nella civiltà.
Girare questa GIF è stato veramente divertente e ci sono molti aneddoti da raccontare. Il copione prevedeva che una delle uova venisse catturata ed elaborata in maionese, ma siccome avevo finito il sale sono andato al supermercato e ho comprato della maionese industriale con cui, in fase di montaggio, ho rimpiazzato l’uovo. La scena della fuga delle uova, con il salto dal tavolo di cucina al pavimento, e quella della preparazione della frittata, sono la stessa scena ripresa con due telecamere diverse. La frittata che appare nel finale, non è una vera frittata, ma un tortino di patate che mia moglie aveva preparato sette anni fa e che avevo scordato nel congelatore. I piccoli cucchiaini psicotici dovevano essere otto, ma alla fine sono risultati tre in quanto mangio troppi budini e dovrei decidermi a comprare una lavastoviglie. Per le scene della preparazione della maionese e della cottura delle uova non ho pensato ad usare delle controfigure e alla fine delle riprese avevo messo su tre chili.