Titanic neorealista

Essere una bicicletta neorealista non è facile. Dopo essersi rubata da sola e aver trovato e perso l’amore a Busto Arsizio, la sventurata decide di cercare la fortuna in America ma, in quanto neorealista, è condannata a naufragare, metaforicamente e letteralmente, nelle fredde acque dell’Oceano Atlantico. Liberamente ispirato al capolavoro di James Cameron “Titanic”, in questo tragico adattamento neorealista ritroviamo la piccola bicicletta che per dare una svolta alla propria esistenza, decide di imbarcarsi su un transatlantico diretto a New York. Purtroppo non essendoci a Busto Arsizio l’oceano Atlantico, il mar Mediterraneo, o un qualsivoglia corso d’acqua degno di questo nome, la poveretta è costretta ad affidarsi alle perigliose acque del Torrente Tenore che in Lombardia riesce a scorrere per ben 19 chilometri senza andare da nessuna parte. Abbandonata la speranza di confluire in un qualsiasi altro fiume ma ancora decisa ad imbarcarsi su un transatlantico, pedala da sola fino al Po’ dove riesce a salire su una barchetta a remi diretta a Chioggia, riuscendo in un colpo solo a sbagliare mezzo di trasporto e direzione. Complici le placide acque del vasto fiume e il beccheggio delle onde, fra i due mezzi di trasporto nasce un amore ribelle e appassionato, destinato presto a scontrarsi con le rigidi convenzioni sociali e un iceberg del peso di sette chili. Aggrappata ai resti del proprio amato, la piccola bicicletta riflette sugli errori del passato e capisce che la vita è troppo breve per sprecarla inutilmente: con il suo sacrificio la giovane barca le ha insegnato che bisogna saper vivere alla giornata e che guardare avanti è l'unica maniera che abbiamo per evitare di cozzare contro giganteschi cubetti di ghiaccio e rimanere intrappolati in mezzo ad un fiume.
Produrre questa GIF non è stato facile: non avendo mai visto un iceberg reale, e volendo rimanere fedele ai principi del neorealismo, ne ho prodotto uno nel congelatore di casa, utilizzando una bacinella d’acqua e tanta pazienza. Il risultato finale è un cubetto di sette chili che sono riuscito a lanciare verso la barca mancandola di circa dieci centimetri. Non è un cattivo risultato. Se avessi effettivamente abbattuto la barca le spese del kolossal sarebbero lievitate enormemente e non avrei potuto produrre il seguito, una commedia romantica nella quale la barca e la bicicletta coronano il loro sogno d’amore e riescono a formare una famiglia mettendo al mondo sette pedalò. Credo che quest’opera di contaminazione di generi cinematografici stia dando i suoi frutti.