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Triologia olimpica

 Berlino 1936

 

Agli inizi della mia carriera girai tre gif ambientate nel mondo dello sport. Il tema portante di ogni gif era il riscatto dell’individuo da una condizione di subalternità tramite lo sport. Nella mia esperienza personale questo è difficile che accada: dalla complessa pratica dell'allacciamento delle stringhe al senso di frustrazione che questa può causare, dalla perdita di controllo sull’apparato sudoriparo all’esibizione della propria nudità negli spogliatoi comuni, ogni cosa nell’attività agonistica concorre a umiliare l’uomo e a ricordarci che dobbiamo deodorarci. L’assoggettamento della nostra specie alle forme sferiche, che con la loro attitudine al rotolamento ci costringono all’inseguimento, indica un degrado inaccettabile al quale non sappiamo come opporci. E in fin dei conti basta guardare una pubblicità con Del Piero o Totti per rendersi conto delle terribili conseguenze che questo genere di pratiche possono causare.

La prima pellicola si intitolava “Berlino 1936” e trattava di un emmental che trovava il coraggio di sfidare il regime nazista e partecipare alle olimpiadi del 1936 (clicca qui). Hitler non approvava i prodotti caseari svizzeri: riteneva che il gran numero di fori e la loro distribuzione caotica fosse indice di lassismo e di una degenerazione morale che la Germania nazista non poteva tollerare. Nella notte dei coltelli da burro un numero imprecisato di emmental svizzeri venne sequestrato dal regime, fatto fondere e trasformato in compatte sottilette da distribuire ai soldati al fronte; altri vennero deportati a Monaco e condannati a partecipare all’oktoberfest in qualità di stuzzichini. I pochi formaggi sopravvissuti vennero invitati a tenere comportamenti più consoni al loro ruolo di antipasto. Nella mia gif, Wolfgang, un emmental dissidente, accettava di partecipare alle olimpiadi come rappresentante dell’industria culinaria svizzera e partecipava alla cento metri ostacoli, ma per una bizzarra circostanza veniva espulso dalla competizione (la mancanza di gambe lo costringeva a passare sotto agli ostacoli invece che sopra).

La seconda pellicola, “Roma 1960”, era più complessa (clicca qui) e parlava di Rocco, un prodotto caseario svizzero, naturalizzato italiano, che sbarcava il lunario vendendo il proprio corpo a dei fabbricanti di toast. Il film riprendeva le atmosfere della dolce vita e narrava della facilità con cui un pezzo di formaggio poteva essere traviato, entrare a far parte del jet set e finire i propri giorni in una fonduta organizzata sul litorale di Ostia. Nella mia pellicola Rocco partecipava alla finale dei cento metri, ma per un bizzarro incidente era costretto al ritiro (colto da un improvviso calo di zuccheri, uno dei partecipanti lo mordeva).

La terza pellicola era “Mosca 1980” e narrava delle vicissitudini di Heinrich, un formaggio svizzero, naturalizzato ucraino, che veniva infiltrato dagli americani nella squadra sovietica come massimo rappresentante di una disciplina olimpica difficilmente contemplabile come sport (clicca qui). Secondo l'intelligence americana i numerosi fori presenti sul corpo dell’atleta erano l’ideale per occultare strumenti di ricezione, messaggi in codice, o piccoli dissidenti. Chi avrebbe mai pensato di frugare nei fori di un emmental? Purtroppo tutti, a cominciare dallo stesso Stalin che già nel 1950 intimava il “Chi va là!” ad ogni emmental servito a tavola. Sentendosi perduto il povero formaggio decideva di partecipare lo stesso alle olimpiadi, ma nella finale dei cento metri, per un bizzarro incidente, era costretto al ritiro (il ritmo forsennato della corsa lo accaldava fino a farlo fondere).

L’ultima pellicola era “Madrid 1986” e si svolgeva durante i mondiali di nuoto convocati nella capitale spagnola (clicca qui). Miguel, un formaggio svizzero naturalizzato spagnolo, decideva di partecipare ai mondiali di nuoto per far colpo su Maria, un’avvenente mozzarella giunta al seguito della squadra italiana in veste di apporto calorico. Per amore di Maria partecipava alla finale dei cento metri rana ma per delle bizzarre ragioni era costretto al ritiro (in quanto parallelepipedo untuoso il costume non gli stava su).