Infinite jaws

Un povero turista si è alzato la mattina presto per godere della spiaggia libera e farsi una bella nuotata rinfrescante. Per sua sfortuna un grosso squalo ha avuto la stessa idea, ma la sua giornata inizierà meglio: al piacere dato dalla nuotata ristoratrice potrà aggiungere i benefici di una sostanziosa e gratuita colazione. Con questa premessa non poteva che venir fuori un capolavoro, così è stato per “Jaws”, il film di Steven Spielberg del 1975 e così sarà per “Infinite Jaws”, la gif animata che mi appresto a rilasciare. Già il titolo, con tutte le sue chiavi di lettura, esprime tutte le potenzialità della pellicola. “Infinite” come licenza poetica, per esprimere l’universalità dell’opera d’arte; “Infinite” come indicazione numerica: ci saranno un numero impressionante di squali per garantire una tensione costante; “Infinite” come cifra non quantificabile: non sapendo bene quanti sequel sono stati tratti dall’originale, mi proteggo da possibili cause legali con un indice numerico difficilmente eguagliabile. Probabilmente avrei potuto intitolarlo con delle cifre più modeste, ad esempio “Jaws 35”, facendo conto che 35 repliche sulle disavventure di un grosso pesce bulimico non sarebbero state tollerate da nessuno. Ma non si sa mai. Anche di Rambo o di Rocky avrebbero dovuto girarne uno solo, ma non è stato così. Per nostra fortuna Steven Spielberg non volle Sylvester Stallone nel ruolo del pesce, nonostante che la forte somiglianza nel fisico, nella fissità dello sguardo e nella verve interpretativa potessero spingere in quella direzione.

Nella mia versione, come ignaro bagnante ho scelto l’uovo. Nonostante la scarsa dimestichezza con l’ambiente acquatico, la sua natura di pasto lo rendeva preda ideale per qualsiasi tipo di creatura, marina o meno. In fin dei conti le doti recitative richieste vertevano tutte sulla capacità di galleggiamento e in questo, se svuotato di tuorlo ed albume, l’uovo poteva eccellere. Per la parte dello squalo, il pesce assassino, la cosa più simile di cui disponevo era una scatoletta di tonno che da quattordici anni giaceva in dispensa. É risaputo che delfini e squali si assomigliano molto: hanno entrambi delle vistose pinne dorsali, sono entrambi ottimi nuotatori e dopo quattordici anni di abbandono in dispensa qualsiasi tonno, intero o in tranci, può essere considerato letale. Il timore che mi incuteva ogni volta che ero costretto ad entrare in dispensa era lì a te testimoniarlo. Il nome della marca, “Mare Bello”, era abbastanza rassicurante, ma il logo con l’immagine di un polpo e la dicitura “Made in China” che lo accompagnava non erano mai riusciti a convincermi.
Non è mia abitudine rivelare elementi della trama ed anticipare finali, che siano sorprendenti o meno, ma sono molto orgoglioso della scena in cui lo squalo assassino risale dal profondo degli oceani e assalta il povero bagnante, facendone il proprio pasto. Non è stato facile realizzarla: le scatolette di tonno tendono a galleggiare e i tranci presenti all’interno riempiono ogni spazio, impedendo di aggiungere altro cibo. Per rendere credibile la scena ho dovuto aprire la scatoletta e disfarmi del contenuto, cosa che ho fatto nel modo abituale , abbinandolo a dei fagioli borlotti che mi erano d’avanzo. Mi hanno dovuto ricoverare in ospedale per avvelenamento ma il risultato finale, con lo squalo che implacabilmente divora la preda, ne valeva decisamente la pena (clicca quì).