Infinite Jaws II

Volendo portare un po’ di verve nei miei documentari sulle bellezze di Firenze, ho deciso di girare un “making of” della mia ultima produzione: il riadattamento toscano del capolavoro della Asylum, “Sharknado”. Nel film si narra di un terribile squalo che dalla foce del fiume Arno, a Pisa, risale la corrente fino ad arrivare nel capoluogo toscano.
Data la natura del fiume i danni procurati dal feroce pesce potrebbero essere limitati all’ingestione di qualche sacchetto della spazzatura e di un paio di pescatori occasionali, perdite incresciose, ma che in un'ottica di risanamento ambientale potrebbero anche essere tollerate. Ma purtroppo in concomitanza col suo arrivo sulla città si abbatte una pioggia devastante, che in breve fa tracimare le acque. Liberato dalla costrizione degli argini, lo squalo si avventa su una città moribonda, già martoriata dalle sventure della Fiorentina, dalle canzoni di Pupo e da un decennio di gestione renziana. Gli unici ad accorgersi della reale minaccia che il pesce rappresenta per la sua duplice natura, di carnivoro e di pisano, sono un giovane emmental ed una piccola bicicletta neorealista. Al formaggio svizzero, grazie alla lunga e prestigiosa esperienza come pietanza, e all’essere cresciuto in un ambiente montano e perciò naturalmente portato a diffidare di tutto ciò che si muove con le pinne e respira con le branchie, il pericolo appare evidente. E per quanto riguarda la piccola bicicletta, la natura neorealista l’ha dotata di un sesto senso per le situazioni sgradevoli e di una capacità pressoché illimitata di rivelare contesti imbarazzanti e di difficile soluzione. Mentre quest’ultima tenterà di avvertire le autorità del pericolo imminente, riuscendo a diventare il primo mezzo di trasporto ad essere denunciato per “accerchiamento di pubblico ufficiale” e “millantato allarme” (clicca quì), il giovane emmental affronterà da solo la minaccia, prima offrendosi come esca (clicca quì) e poi prestandosi ad un combattimento all’ultimo sangue contro l’insano ospite (clicca quì). Evito di raccontare il finale, un po’ per non rovinare la sorpresa e un po’ perché ancora non lo conosco visto che non sono riuscito a disincastrare il formaggio dalla scatoletta. Ma sicuramente la pellicola vedrà un seguito.
Una nota di merito la dedico alla scatoletta di tonno che ha interpretato magistralmente la creatura marina. La sua maestria non può essere semplicemente imputata all’origine oceanica, anche perchè dopo averci farcito un panino di oceanico era rimasto ben poco, ma ad una naturale propensione alle arti. Sono molto contento di come procedono le cose.