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La marcia del pinguino

La Marcia Del Pinguino

 

Volevo fare un documentario sui pinguini, i simpatici ovipari barcollanti che col loro buffo ondeggiare allietano le nostre banchise polari, ma il progetto stentava a decollare. Non riuscivo a decidermi sull'assegnazione del ruolo di protagonista. La scelta più logica sarebbe stata l'uovo la cui origine, spontaneamente ovipara, sarebbe risultata piacevolmente aderente alla realtà, se non per la specie almeno per la forma. Ma a parte la vaga similitudine per la presenza di un tuorlo circondato dall’albume e per la possibilità di dispensare colesterolo, le differenze erano sostanziali. I pinguini sono animali sociali, caratterialmente bonari e piacevoli da guardare, mentre le galline sono creature snervanti, socialmente infrequentabili e ti fanno venir voglia di mettere mano alla padella. I pinguini sono magnifici nuotatori, vivono fra i ghiacci e passano buona parte della loro esistenza immersi nelle fredde acque oceaniche, mentre le galline razzolano sulla terraferma, a malapena camminano e si immergono nell’acqua soltanto quando decidi per il brodo. Di converso bisogna dare atto che le galline sono animali generosi: sfornano un uovo al giorno e quando gli tiri il collo ci mangi per una settimana, mentre i pinguini neanche ce l’hanno un collo. L'alternativa all'uovo era la piccola bicicletta neorealista, che degli ovipari ha solo lo scarso quoziente intellettivo e la precarietà nell'equilibrio. Ma l'andatura barcollante è molto simile e la tenerezza che suscita è innegabile, almeno fra chi non è costretto a riparare una foratura. Inoltre c'era il fatto che la presenza di due ruote la rendevano idonea alla marcia, attività imprescindibile per rendere sensato il titolo e far accadere qualcosa di interessante, mentre l'unica maniera per costringere l'uovo a lunghi spostamenti era il lancio con la fionda, decisamente improponibile per quella fragile creatura, incapace di elaborare il concetto di atterraggio. 

C'era poi il problema delle banchise polari che da noi in Toscana scarseggiano, anche nel periodo invernale. Per rappresentarle avrei riesumato il cubetto di ghiaccio che già mi aveva impressionato per il realismo con cui aveva interpretato la parte dell’iceberg nel rifacimento neorealista di Titanic. Ero convinto che con interpreti come questi la sceneggiatura si sarebbe scritta da sola: avrei raccontato di un pinguino rimasto bloccato su un iceberg, contaminando la struttura classica del documentario naturalista con il dramma survivalista alla “Cast Away”. Il pinguino non avrebbe propriamente marciato, ma sarebbe stato portato a spasso dal cubetto di ghiaccio, e questo mi avrebbe consentito di dirimere la questione del protagonista e usare l’uovo come unico attore, vagamente senziente. Barcollare è una delle poche cose che il mio amico sa fare bene e il freddo generato dal ghiaccio, tra l’altro, avrebbe favorito la conservazione prolungando la data di scadenza. Purtroppo la scelta del lago di Bilancino come set per le riprese si rivelò poco felice. L’acqua stagnante del lago non era propriamente idonea a rappresentare l’oceano Atlantico e appena posto in acqua il cubetto cominciò a girare su se stesso, spostandosi di appena dieci centimetri dalla riva. Il ruotare compulsivo del pezzo di ghiaccio avrebbe comunque potuto offrire spunti interessanti, se soltanto vivessimo su un pianeta dove la forza centrifuga fosse gestita con parsimonia. Dopo appena due minuti di giravolte il povero uovo venne sbalzato in acqua e la sua unica ragione di vanto, la freschezza, si rivelò essere il suo punto debole, perché è risaputo che le uova di giornata vanno a fondo in fretta.

Per quanto il progetto originale fosse fallito, l’esperienza si dimostrò utile e costruttiva. Tornato a casa convinsi le sorelle dell’uovo a sottoporsi ad un processo di ibernazione e produssi cinque piccoli iceberg che prontamente liberai nel Mugnone, indomito torrente che scorre a cinque minuti da casa mia. Lo strato di ghiaccio che circondava le sorelle metaforizzava il rapporto fra gli uccelli polari e l’ambiente antartico, rendendo evidente lo stato di sudditanza che lega noi viventi alla natura. Protette dagli urti col pietrame e dalla forza centrifuga che già aveva sconfitto il loro fratello, le piccole uova portarono a termine la missione consentendomi di girare una splendida gif, probabilmente una delle migliori che abbia mai prodotto. Concluse le riprese tornammo a casa, sbrinai le sorelle e insieme festeggiammo il successo con una lauta cena (clicca quì).