Superketchup

Sono disperato, le riprese dei kolossal neorealisti che ho voluto girare sono costate più del previsto e adesso non so più come fare. Anche il recupero della piccola bicicletta affondata nelle acque del lago di Bilancino mi è costata una fortuna. La mia idea di risparmiare sulle spese aspirando l’acqua del lago con una cannuccia non si è dimostrata delle migliori: mi hanno ricoverato in ospedale e per lo stoccaggio delle dosi di vaccino antitetanico necessario a proteggermi hanno dovuto approntare una vasca da bagno i cui costi mi sono stati addebitati. A questo punto, per non far naufragare i miei sogni e raggiungere la celebrità nel mondo delle GIF animate, dovrò abbandonare le pretese di mantenermi con la sola animazione d’autore e cedere alle lusinghe del mercato. Girerò delle GIF di supereroi, genere che detesto cordialmente e che considero responsabile del degrado culturale che stiamo attraversando (insieme ai pantaloni a vita bassa, al piglio ottuso di Donald Trump e al taglio di capelli di Boris Johnson). Per cercare di mantenere integra la mia dignità di regista e restare coerente con le aspettative del pubblico mi sono ripromesso di inserire nella trama spunti di introspezione e di denuncia sociale. Quindi ho buttato giù la trama del mio primo copione e l’ho intitolato “Superketchup”.
Nella parte del protagonista ritroviamo la salsa di Ketchup che già ci aveva sorpreso in alcune pellicole precedenti. Abbandonata nel frigorifero per ben tre anni, la bottigliette era riuscita a superare indenne la data di scadenza, resistendo indomita alle muffe e ai miei ripetuti assalti per svitarne il tappo e farne condimento per hot dog. Dove una bottiglietta di salsa possa trovare il coraggio e la forza d’animo necessaria ad impedire quella semplice rotazione del tappo è un mistero. In famiglia tutti ricordiamo ancora il barattolo di olive Esselunga che nel 1982 riuscì ad impedirci di farcire una pizza surgelata, preferendo immolarsi piuttosto che cedere ai nostri capricci. Se allora avessi resistito all’impulso e non l’avessi scaraventato fuori dalla finestra oggi probabilmente avrei un'alternativa valida alla salsa di pomodoro e una bomba biologica nella dispensa. Ma, in ogni caso, non posso lamentarmi del ketchup: la sua caparbietà nel rimanere integro, più nel senso letterale che metaforico, ne fanno la scelta ideale per questo genere di pellicola. Se poi la cosa non dovesse funzionare, ripiegherò su un tubetto di maionese che da sette anni si finge morto nei pressi dello scomparto delle uova.
Per la trama mi sono ispirato volutamente alle gesta del più grande supereroe di tutti i tempi: Superman. E’ stata una scelta dovuta: il personaggio è talmente complesso e ricco di sfaccettature che la trama si è praticamente scritta da sola. Il pianeta Krypton sta per esplodere e il padre di Superman, dopo aver messo il figlio nella capsula di salvataggio che lo porterà sulla terra, ha un ripensamento e lo sostituisce con una bottiglietta di ketchup a cui teneva tanto. Si tratta di un ketchup kryptoniano con cui era cresciuto e che gli era servito per condire alcune delle migliori insalate della sua vita. Giunta sulla terra, la bottiglia viene recuperata da una coppia di contadini dell’Arkansas e adulterata con del tabasco radioattivo, una brodaglia verdastra sintetizzata in un laboratorio di anfetamine di loro proprietà. Venduta ad un ristorante cinese e arricchita di peperoncino, la salsa subisce nella notte una mutazione terribile che ne decuplicherà le forze e l’intelligenza. Trattandosi di una bottiglietta di ketchup non ci saranno molte differenze e il piccolo condimento potrà cominciare una doppia vita: semplice salsa di giorno, giustiziere implacabile la notte.
Per la prima avventura credo che mi accontenterò di narrare le vicende sulla sua origine e del rapporto conflittuale con i genitori adottivi (il padre voleva approfittare del suo inaspettato arrivo per farcire un hamburger che da tempo teneva nella tasca dei pantaloni, mentre la madre, perplessa sulla data di scadenza kriptoniana, la vedeva bene nella pattumiera). Per rendere più avvincente l’episodio la farò scontrare con un nemico misterioso e implacabile: al momento sono indeciso fra i grassi insaturi delle patatine fritte, o l’abbondanza di colesterolo delle uova. Per dare il tocco di impegno sociale e realismo di cui facevo accenno prima, nei prossimi episodi la vedremo impegnata a combattere i grandi flagelli che ci affliggono e che in Toscana avranno a che fare con il lampredotto e con l’eccessiva aspirazione della lettera C. Come dicevo: praticamente la trama si scrive da sola.