Il Team e la Via degli Dei III

Durante la prima notte in montagna, commosso dalla bellezza della natura, il Regista tenta di mettersi in contatto telepatico con “Sé stesso bambino”, per condividere la bella esperienza e guardare insieme il cielo stellato. Purtroppo, per via dell’atmosfera rarefatta e del buco dell'ozono, il messaggio telepatico si perde nel tempo e raggiunge un suo lontano progenitore, un australopiteco caratteriale che diversi milioni di anni prima aveva cercato di farsi un panino al mammut ed era rimasto schiacciato dal proprio spuntino. L’ominide è deluso dal pronipote: “Non dovresti essere qui”, gli dice. “Io e tua nonna non siamo scesi dagli alberi per ritrovarti a bazzicare in questi ambienti. Torna subito a casa, metti la testa a posto e vatti a stravaccare sul divano. Alla televisione stasera danno “Italia’s got talent”. Non ti piace “Italia’s got talent”?”. L’artista cerca di spiegarsi: aveva sentito il richiamo della natura e voleva recuperare le proprie radici. “Sento il bisogno di tornare ad una vita sana”, dice. L’australopiteco, un po’ per via che era rimasto ucciso da uno degli ingredienti della propria merenda e un po’ per via della scarsa circonferenza cranica, non riesce a capire. “Ma quale vita sana?”, dice. “La vita è spavento e orrore! Volevo farmi un panino e la sua farcitura mi ha rincorso e ucciso! Tu sei fortunato, hai la coop dietro casa, hai l’esselunga e la conad! Se ti va un mammut puoi fartelo consegnare a casa! E già morto!”. Il Regista a quel punto capisce che quello scontro generazionale è insanabile: le differenze culturali tra loro sono troppe e il fatto di non appartenere alla stessa linea evolutiva non agevola le cose. A malincuore abbandona la comunicazione telepatica, guarda le stelle e s’interroga sul senso della vita, e sulle morti stagioni. Ma il naufragar in quel mare non gli è mai stato dolce.