
L’Attitudine Sangimignanese è un’arte marziale molto antica sviluppata a San Gimignano sul finire del dodicesimo secolo. Ispirata dal comportamente imperturbabile delle antiche torri, essa consiste essenzialmente nel fingersi assorti in questioni importanti in modo che l'avversario, spinto dall’ansia di non interrompere le nostre azioni, decida di ignorarci e passi oltre. Ovviamente il limite di quest’arte è che l’avversario deve essere essenzialmente di animo gentile, educato e bendisposto nei nostri confronti, tutte caratteristiche che è raro trovare in un aggressore. Probabilmente è per questo che, spiegano gli storici, nel corso dei secoli nessun maestro di Attitudine Sangimignanese è mai sopravvissuto ad uno scontro.
Nel 1260 nella battaglia di Montaperti un soldato sangimignanese, Filiberto Bornazzoli, cercò di sconfiggere le armate ghibelline fingendo di doversi chinare ad allacciare le scarpe. Indossando un’armatura dovette patire un bel po’ prima di mettersi in posizione e scoprire di non avere stringhe da annodare. Preso dal panico, anticipando di ben settecento anni i prodigi dell’industria alimentare, cercò di risolvere la situazione fingendo di essere una scatoletta di tonno lasciata lì da qualcuno. Purtroppo se c’era qualcosa che non mancava mai nelle battaglie medievali, erano i soldati affamati e gli strumenti affilati da usare per aprire un contenitore di latta. Filiberto lasciò comunque i suoi scritti al figlio, Regolino, che ne fece buon uso durante la battaglia di Colle, nel 1269. Seguendo i consigli del padre, Regolino si applicò in una finzione elaborata che consisteva essenzialmente nel mettersi le mani in tasca per cercare un mazzo di chiavi. Anche in questo caso l’aver scelto di indossare un’armatura fu foriero di gravi conseguenze: costretto a smontare l’armatura pezzo per pezzo Regolino riuscì a raggiungere le tasche nel marzo del 1270, ben otto mesi dopo la fine delle ostilità. Accusato di codardia di fronte al nemico e di imperizia nella gestione dei mazzi di chiavi, venne condannato a morte nell’aprile dello stesso anno. L’esecuzione della sentenza venne affidata al cugino di Regolino, Sigismondo, che scelse di procedere utilizzando la mossa della “macchia impenitente”, una tecnica complicata che consiste nell’accorgersi della presenza di una macchia sulla lama della spada e di tentare di toglierla alitandoci sopra e strusciandola sulla manica della giacca. Romolino si accorse della mossa del cugino e cercò di anticiparlo con la tecnica “dell’ornitologo smemorato” che prevede di fingere di veder passare un uccello e assumere uno sguardo assorto nello sforzo di ricordarne il nome. Purtroppo non sappiamo come finì lo scontro perché la stesura della cronaca di quella tenzone venne affidata a Romualdo, fratello di Sigismondo, che decise di affrontare la questione con la tecnica del “Ma dove ho messo la penna?”, una mossa ardita che si spiega da sola.
Settecento anni dopo i fatti appena narrati ci trovavamo a San Gimignano e abbiamo deciso di contattare Attilio Bornazzoli, discendente di Filiberto e ultimo depositario di questo antico sapere per invitarlo a confrontarsi con il monolite alieno, lo statuario maestro di Pilates che da milioni di anni vaga per l’universo in cerca di proseliti da evolvere. Bornazzoli ha accettato di buon grado la sfida e ci ha invitato a raggiungerlo all’alba nella Loggia del Comune, presso Piazza del Duomo. Quì ha dispiegato tutta la potenza dell’Attitudine Sangimignanese con la mossa detta “dell’orologio da consultare”, una tecnica di sua invenzione che consiste nel sollevare lentamente il braccio chiedendosi ad alta voce, “Ma chissà che ore sono?”. Se ha fatto in tempo a gettare uno sguardo al quadrante dell’orologio si sarà reso conto che la sfida è durata meno di due secondi, perchè il monolite alieno l’ha steso con la tecnica della “caduta anteriore improvvisa”, una mossa forse banale, forse abusata, ma che se applicata ad un corpo molliccio come quello del Bornazzoli ha sempre il suo fascino. Siamo convinti che Bornazzoli si riprenderà presto dalla sconfitta e tornerà ad affinare quest’arte ormai dimenticata per trasmetterne i valori alle future generazioni di Sangimignanesi. Se volete assistere allo storico incontro, .