
In questo divertente film, finalmente, il neo-neo-neo-neorealismo incontra la commedia all’italiana dando vita ad una contaminazione che cambierà la storia del cinema. Non pago di averci fatto riflettere sulle disavventure di una forchetta psicotica, di aver prodotto il primo film neorealista per l’infanzia, di aver fatto passare una nottata in bianco ai redattori del Guinness dei Primati incaricati di compiere verifiche sul fondatore del “genere cinematografico col nome più lungo e difficile da pronunciare”, il Regista gira il primo “Cinepanettone neo-neo-neo-neorealista” della storia e si appresta ad entrare nel cuore degli italiani. Girato interamente a colori, il film affronta in chiave comica i temi irrisolti della malattia mentale, della povertà e del colesterolo, offrendo alle anime più votate all’introspezione parecchi spunti di riflessione. L’artista fiorentino, ad esempio, passò una settimana a ragionare sulla possibilità di aggiungere un “neo” alla definizione di cinepanettone (trasformando il nuovo genere in “neocinepanettone neo-neo-neo-neorealista”), o di accontentarsi di un semplice trasferimento di prefissi (coniando l’espressione “neo-neo-neo-cinepanettone neorealista”), per far risaltare la propria modestia e conquistare la simpatia dei puristi del linguaggio. Alla fine si risolse di lasciare tutto come stava, per non coltivare la propria vanità e non compromettere la propria candidatura al Guinness dei Primati. A suo avviso, i tempi non erano ancora maturi per troppe innovazioni culturali in una volta sola.








