
Nei suoi diari Invicto racconta di quando, nell’aprile del 1912, durante l’esplorazione del polo sud incappò nei resti mummificati di una camera da letto, rimasta imprigionata tra i ghiacci per milioni e milioni di anni. Invicto era giunto in quelle lande gelate sulle orme di Amundsen, il celebre esploratore che, soltanto quattro mesi prima, era riuscito a raggiungere l’estremo sud e a piantarci la bandiera norvegese. Se l’intrepido aeroplanino non arrivò per primo fu per colpa del navigatore, un embrione di pollo il cui istinto migratorio era risultato compromesso da un corredo genetico inappropriato, contenente istruzioni relative al volo ma tendenzialmente interessato a far razzolare la specie nell’aia, renderla gradevole al palato e farla combaciare meravigliosamente con patate e rosmarino. Secondo Invicto il suppellettile ibernato doveva provenire dallo spazio profondo e doveva aver raggiunto il nostro pianeta per colonizzarlo, imporsi come specie dominante e costringerci a passare le domeniche in coda a delle casse, con degli inutili tappetini da bagno in una mano e delle polpette vegetariane nell’altra. Secondo l’Uovo, invece, esso doveva essere fondamentalmente buono, perché soltanto una creatura piena d’amore sarebbe riuscita ad attraversare lo spazio profondo per aiutarci a organizzare meglio i calzini rendendo ordinate le nostre abitazioni. Alla fine i due decisero di tornare indietro e di non risvegliare l’inatteso ospite di cui, effettivamente, sapevano molto poco. Per quello che sappiamo, la creatura si trova ancora lì.








