
“Uovo papabile con mitra e zampirone” è un quadro che il Regista dipinse nel 2025 quando ancora sembrava possibile che l'Uovo potesse ascendere al soglio pontificio e diventare Papa. Se ci fosse riuscito si sarebbe chiamato Papa Pio XIII, per onorare la prima parola che tutti i pulcini pronunciano appena escono dal guscio e perché tutti gli altri Pii, dal primo al dodicesimo, erano già stati presi. Il dipinto vorrebbe esprimere il disappunto dell'embrione per la mancata nomina, ma la sua espressione contenta ci fa supporre che il significato della parola “disappunto” gli sfugga, così come sappiamo gli è sconosciuto il senso delle parole “mantecare”, “ussaro” e “opinabile”. Questa ignoranza, secondo il Regista, potrebbe giustificare la decisione del conclave di eleggere al suo posto il cardinale Prevost, un porporato ben introdotto che, oltre a sapersi allacciare le scarpe e giocare a tennis, sa pronunciare la parola “disappunto” in ben cinque lingue, tra cui il latino. Il dipinto è impreziosito dalla presenza di uno zampirone, un ausilio che il Regista, nella sua ansia di apparire brillante, ha pomposamente ribattezzato “incenso 2.0”. In realtà, il ricorso allo zampirone fu un ripiego obbligato perché tutto l'incenso disponibile venne usato per deodorare il bagno nella terribile “notte in bianco del '96”, quando l'artista, in preda ad un attacco di depressione immotivata, cercò di gratificarsi divorando un panetto di burro scaduto da oltre otto mesi e un vasetto di acciughe deperite da almeno sette anni. Il lato positivo della faccia fu che la depressione, almeno, divenne motivata.








