
Questo dipinto, eseguito da un testimone nel 303 d.C., mostra la grande persecuzione dei Cassettoni della Nonna inaugurata dall’imperatore Diocleziano. Già in passato c’erano state delle tensioni tra i cassettoni e i romani: nel 256 l'imperatore Valeriano li accusò di collaborare col nemico per rammollire l’animo dei romani e molti mobili vennero portati al colosseo per essere sbranati dalle bestie feroci. La cosa non funzionò perché gli animali tendevano a vederli più come rifugio che come cibo: i leoni ci si accoccolavano sopra o li usavano per assopirsi all’ombra mentre gli orsi, più pragmatici, ci si ibernavano dentro. Con Diocleziano le cose peggiorarono. Deciso a stroncare la minaccia che i cassettoni rappresentavano, l’imperatore li fece combattere nelle arene contro i gladiatori, guerrieri analfabeti che mai avevano conosciuto il piacere d’indossare della biancheria pulita, conservata in un luogo profumato e asciutto. Si calcola che in appena tre mesi settemila cassettoni vennero smontati e i loro resti esposti al pubblico ludibrio. Altrettanti vennero caricati a forza sulle galee e costretti a remare fino al termine della loro esistenza (clicca qui). Essendo dei cassettoni si trattava di un tempo insolitamente lungo e questo, unito al fatto che erano privi di arti e di mani prensili, portò al blocco dei commerci, alla crisi economica ed alla fine dell’impero, avvenuta nel 476 d.C. Al Regista piace ripetere che bisogna conoscere la storia per non compiere gli stessi errori.








