
In questa dolorosa animazione neo-neo-neorealista una povera forchetta, afflitta da un curioso tic che la rende inabile al lavoro, è costretta a chiedere la carità sui marciapiedi di Firenze. Non conosciamo il suo dramma, non sappiamo cosa l’abbia ridotta in quello stato; in questa pellicola il Regista non vuole scendere nei dettagli. Con la sua telecamera desidera mostrarci la realtà pura e semplice, toccarci il cuore e renderci migliori come individui e come cittadini. Nel girare questa scena il Regista, nel pieno della propria maturità artistica, si commosse talmente tanto che pensò di meritare almeno un altro neo da aggiungere alla denominazione di neo-neo-neorealismo, facendolo diventare di fatto il movimento cinematografico col nome più lungo e difficile da pronunciare. In una notte insonne scrisse una lettera all’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences di Los Angeles per perorare la propria causa e ai giurati del Guinness dei Primati per vedere riconosciuto il proprio record. In entrambi i casi non ebbe risposta, anche se voci ben informate sostengono che a Dublino si discusse a lungo sulla possibilità di aggiungere all’elenco dei primati l’inedita categoria di “richiesta più stupida del mondo”.








