
Sul finire degli anni novanta il Regista decise che era il momento di girare il proprio capolavoro, un’opera toccante che commuovesse le platee e le facesse pensare, rendendole migliori di quello che effettivamente erano. Toccare le corde profonde del pubblico e spingerlo a riflettere su sé stesso era una sua antica ambizione, e se aveva scelto di diventare regista neo-neo-neo-neorealista non era soltanto per un insano impulso ad accumulare prefissi, ma anche per il bisogno di essere riconosciuto come “maestro di vita”. Nella pellicola “La Forchetta Psicotica e lo spirito dei pasti passati”, il Regista tratta il tema del rimorso e dell’espiazione, facendo incontrare ad una vecchia forchetta in disuso i fantasmi dei cibi passati: vecchie pietanze che in gioventù la posata aveva portato alla bocca di affamati carnefici, rendendosi di fatto complice della loro dipartita. Tendenzialmente autobiografica, nella pellicola il Regista finalmente si confessa e ci parla di pasti che effettivamente consumò e che lo segnarono profondamente: un uovo al padellino che gli andó di traverso nell’agosto del 1993 ed una pizza ai funghi che nel dicembre del 1988 mangió con troppa foga, s'incanaló in tutte le direzioni e gli otturò il naso per otto anni.








