Il Regista e il Cassettone della Nonna

Il Regista e il Cassettone della Nonna

 

Non è raro che al Regista capiti di alzarsi nel cuore della notte, e di trovare il proprio cassettone piantato davanti alla televisione accesa con una lattina di birra posata sul ripiano superiore e un vago sentore di pop corn proveniente dai cassetti. Scartata l'ipotesi che il cassettone possa soffrire d’insonnia, secondo l’artista l'unica spiegazione plausibile è che al suo interno si sia evoluta  una colonia di tarli senzienti, una specie abbastanza evoluta dal decidere di passare la notte a guardare la tv ma non abbastanza da comprendere che leggere un libro è meglio. A far progredire gli insetti sarebbe stato il contatto con gli essere umani che, per milioni e milioni di anni, si sono affaccendati intorno al mobile per deporre e prelevare oggetti. Nelle epoche primordiali dovevano essere banali avanzi: bucce di banane che le neandertaliane indaffarate stipavano nei ripiani per via del cambio di stagione o perché andate fuori moda; poi furono frammenti di selce, pelli d’orso e vasellame. La cosa a quel punto divenne più complessa: il progredire della specie umana comportò l’evoluzione dei tarli, come se l’intelligenza e la consapevolezza di sé potessero trasmettersi con l'accumulo di cianfrusaglie. Poi, sul finire del ventesimo secolo, il Regista cominciò a stiparci se stesso, incastrandosi nei ripiani con la vaga idea di emulare il Doctor Who alle prese col Tardis, e la cosa cominciò a degenerare. Segnati dal comportamento dell’artista fiorentino, i tarli cominciarono a bere, a guardare i varietà televisivi e ad apprezzare le prese di posizione di Calenda, come se la cosa li riguardasse e potesse avere influenza sul loro destino. Secondo il Regista fu solo l’inizio del loro declino.