
Beatrix racconta che in passato ha lavorato come “Portatrice di luce” per l’Onu. Il suo compito era di raggiungere gli angoli più reconditi del pianeta per portare un po’ di luce, e rischiarare le tenebre, in modo che le situazioni fossero più chiare e le questioni importanti accertate. Uno dei lavori più impegnativi, racconta, si svolse nel 1972, a Washington, quando cercò di fare chiarezza sotto un tavolino dello studio ovale dove, a suo parere, si stavano addensando troppe ombre sospette. Erano gli anni del Watergate e Beatrix sospettava che Nixon fosse un poco di buono. Già a quel tempo la piccola diplomatica amava la Lampada Bipolare e l’avrebbe vista bene a comandare sul mondo libero. Nei momenti di euforia avrebbe spronato gli americani a dare del loro meglio, mentre nei momenti di depressione li avrebbe invitati ad abbattersi e ad avvoltolarsi nelle coperte, prendendo un Lexotan per favorire il sonno. Grazie a queste lungimiranti politiche, la guerra in Iraq non ci sarebbe mai stata: dopo l’attacco alle torri gemelle trecento milioni di americani si sarebbero messi a letto abbracciati ad un peluche, o avrebbero messo mano al telecomando per guardare qualche replica di Friends. I soldati si sarebbero chiusi nelle loro tende ad ascoltare “Take Me Home, Country Roads”, e se qualcuno avesse proposto di invadere l’Afghanistan, o di produrre un disco di “99 cent”, lo avrebbero picchiato. Secondo Beatrix, il mondo sarebbe stato un posto decisamente migliore con la Lampada Bipolare al comando.








