
Il Regista conobbe il Monolite Alieno in un negozio IKEA. Aveva pensato di approfittare dell’esposizione di poltrone per sedersi gratuitamente, sfoggiando un atteggiamento benevole ma distaccato, quando lo vide, allineato su una parete insieme ad altri assi. L’extraterrestre si trovava nel reparto “Piani e Tavoli” e fingeva di essere un ripiano per scrivanie: un pezzo componibile per l’arredo di camerette per bambini. Sulle strategie d’approccio aliene ci sarebbe molto di cui discutere, ma il sistema di fingersi complemento d’arredo in un megastore svedese al Regista parve più sensato di quello adottato con Stanley Kubrick e la sua troupe, che vennero aspettati nel Pleistocene per tre milioni di anni e infine raggiunti sulla Luna, nel fondo di un cratere. Le probabilità di incontrare creature bisognose di evolversi in qualcosa di meglio erano decisamente più alte in un centro commerciale scandinavo, o ad una convention di Fratelli d’Italia, o sul set di X Factor, piuttosto che in delle lande desolate frequentate da scimmie inquiete e registi impegnati. Per essergli d’aiuto il Regista sborsò cinquanta euro e lo portò a casa propria, affinché facesse pratica con alcuni membri del proprio team, bisognosi di migliorare le proprie qualità e rilanciare le proprie carriere. Il monolite accettò di farsi caricare nella macchina del Regista perché pensò che con quell'umano ci sarebbe stato molto da lavorare, perchè nella fretta di non farselo scappare il Regista era riuscito ad ammaccarlo e perché l'esperienza con Kubrick gli era piaciuta molto e sperava di ripeterla. Fu l’errore più grande di tutta la sua lunga vita.








