
L’immagine che vedete proviene dalle grotte di Lascaux, in Francia, e dimostra l’enorme confusione che regnava nella preistoria sull’effettiva funzione dei cassettoni. Per quanto già dal pleistocene si fosse capito che i cassettoni andassero usati per riporci la roba piuttosto che come fonte proteica, ancora nel seicentomila avanti cristo era facile imbattersi in scene di caccia come quelle dipinte a Lascaux. La ragione di tanto astio verso quella tipologia di mobile era probabilmente dovuta a ricordi ancestrali, frammenti di memoria di quando i nostri progenitori vivevano sugli alberi e i cassettoni, posti in bilico sui rami e fissati male al tronco, precipitavano di sotto trascinando con sé l’intera famiglia. Il primo cassettone di cui si abbia notizia venne costruito tre milioni di anni fa a Olduvai, in Somalia, per arredare l’albero di una coppia di australopitechi intenzionata a mettere su famiglia. A quel tempo la funzione basilare di questi oggetti era di non cadere sulla testa di nessuno e occorsero circa due milioni di anni prima che qualcuno osasse riporci dentro qualcosa. Alcuni ritrovamenti ci dicono che i primi oggetti custoditi al loro interno furono dei frammenti di selce, utilizzati per costruire delle rudimentali frecce, e delle lische di pesce che, secondo alcuni studiosi, i capofamiglia collezionavano nella speranza di riuscire con il tempo a costruirsi delle balene personali. Il cassettone rappresentato sulle pareti delle grotte di Lascaux era già molto avanzato e conteneva piatti d’argilla, bicchieri d’osso e un rudimentale telecomando di pietra, che qualcuno doveva aver scolpito per provare a cambiare i dipinti quando, nelle lunghe sere d’Inverno, la tribù si riuniva davanti alla parete per guardarla.








