
Se il governo continua ad ignorarci, noi non ignoreremo il governo. Consci del momento storico che stiamo vivendo, siamo tornati a Pisa per portare a termine il lavoro cominciato dalle forze dell’ordine ed educare le nuove generazioni al rispetto delle istituzioni. In Piazza dei Miracoli, davanti alla Torre di Pisa, assunta come metafora del manganello alzato, abbiamo isolato un bambino facinoroso e gli abbiamo impartito una lezione che non scorderà tanto facilmente. E se a Pisa le forze dell’ordine hanno agito nell’intento di “colpirne uno per educarne cento”, noi abbiamo rilanciato e nell’ottica di un’ottimizzazione delle risorse ci siamo apprestati a colpirne mezzo per educarne mille.
Purtroppo, come spesso accade ai ragazzi di quell'età, l'infante era affamato e ha scambiato il nostro manganellatore per quello che effettivamente era: un ottimo antipasto. Ignorando le più elementari regole che dovrebbero vincolare il comportamento dell’educando, il pargolo ha bypassato la catena gerarchica ed afferrato l’educatore se lo è portato alla bocca per soddisfare i propri bisogni primari e, nel contempo, sfidare il potere costituito e gettare scompiglio nella piazza. Soltanto l’intervento della madre, accorsa al grido di, “Cosa stai facendo! Butta quello schifo per terra!”, ha evitato che il paese piombasse nell’anarchia e ha salvato il latticino da una fine prematura.
Nella speranza che le istituzioni abbiano comunque apprezzato il nostro tentativo, e che il comportamento del bambino non sia causa di uno scontro diplomatico con la Confederazione Svizzera, noi continuiamo nella nostra missione di creatori di contenuti e se qualcuno nel governo avesse bisogno di rinverdire la propria immagine, noi ci siamo.

Per attirare l’attenzione della stampa, abbiamo pensato di dare in pasto all’opinione pubblica una turpe storia. Un delitto feroce che riempia le pagine dei giornali facendoci sentire impauriti e migliori; un fatto di cronaca che abbia una vittima innocente e un carnefice malvagio, con dei misteri da svelare ma senza troppe zone d’ombra a sfumare il profilo della colpa. E che finalmente ci faccia conoscere al mondo.
Nella nostra turpe storia un giovane embrione di pollo, ancora nel fiore degli anni, è stato ucciso ed il suo corpo assodato e smembrato. Al suo fianco, una scatoletta di tonno dal passato misterioso è stata accoltellata e l’unico sopravvissuto alla mattanza, un formaggio svizzero di passaggio, non è imputabile per via della mancanza di un pollice opponibile e della storica neutralità che vuole gli elvetici estranei alle tribolazioni del continente. Purtroppo la natura embrionale della giovane vittima non ci permette di ascriverlo ad una specifica categoria, sessuale o sociale, cosa che ci avrebbe aiutato a posizionarci correttamente in questa storia dalle tinte fosche e a prendere rapidamente posizione, assegnando a ragion veduta i torti e le ragioni.
Della vittima sappiamo che era molto amata e che aveva avuto un’infanzia felice, come ci racconta questa vecchia foto che la ritrae con la madre e le sorelle durante una spensierata vacanza a Pisa (clicca qui). Sappiamo che era una giovane piena di speranza e che grazie al duro impegno era riuscita ad eccellere nello studio, imboccando una carriera brillante che l’avrebbe portata ai vertici della sua categoria, facendola diventare quello che i suoi genitori non erano mai riusciti ad essere (clicca qui). E se il fato non avesse deciso diversamente chissà quali traguardi importanti avrebbe raggiunto, e quali impronte indelebili avrebbe potuto lasciare nel corso degli eventi (clicca qui).
Nessuno sa da dove venga la scatoletta. La sua presenza sul luogo del delitto resta un mistero, ma gli inquirenti sperano di avere presto qualche indizio dall’autopsia e dalla lettura degli ingredienti e delle modalità di conservazione stampate sull’etichetta. Da quel poco che è filtrato, il suo passato è avvolto nell’ombra e voci non confermate la vogliono protagonista di turpi fatti avvenuti in passato (clicca qui). Se queste voci fossero confermate, e la sua presenza su altri storici luoghi del delitto fosse provata (clicca qui), finalmente si potrebbe far luce su alcuni fatti drammatici che da tempi immemori attendono di essere chiariti (clicca qui).
Non vogliamo sembrare cinici, ma con una storia come questa non possiamo continuare ad essere ignorati dalla grande stampa. Gli elementi per destare l’interesse del grande pubblico ci sono tutti: una giovane creatura strappata agli affetti familiari, uno straniero misterioso dal passato torbido, un latticino svizzero con gli occhiali. Stiamo anche considerando la possibilità di sparigliare ulteriormente le carte, aggiungendo elementi di disturbo per infittire il mistero e lasciare tutti col fiato sospeso (clicca qui). Cosa si può volere di più?

Era il 1968 quando Stanley Kubrick ci mostrò il Monolite Alieno arrivare sulla terra per far evolvere i nostri antenati in qualcosa di meglio. In questa sesta alternativa al Festival di Sanremo lo vedremo tornare sulla terra per far evolvere un pisano, e anche se la cosa dovesse apparire penosa o andare per le lunghe, abbiamo pensato che lo spettacolo potesse essere più interessante del 74° festival della canzone italiana. Per cominciare, esattamente come nel film “2001 Odissea nello spazio”, il toscano verrà invitato a fare cose semplici, come alzare le braccia e saltellare sul posto, poi, se ci riuscirà, si passerà a cose più complesse, come afferrare un osso e sbatterlo a terra o pronunciare qualche grugnito, non necessariamente di senso compiuto. Infine, superati alcuni esami, si affronteranno i temi più spinosi e gli si spiegherà il concetto di verticalità, indispensabile per costruire torri che stiano dritte. L’approccio educativo sarà quello detto del “bastone e della carota”, nella versione aliena chiamata del “bastone, bastone, bastone e, casomai, carota”, un sistema abbastanza brutale ma necessario presso quelle specie restie ad abbandonare lo stato primordiale. Come sempre, buona visione.

Siccome la vita non é tutta rose e fiori ma anche disagio e sofferenza, in questa quinta alternativa al Festival di Sanremo guarderemo la Lampada Bipolare andare in depressione, tirarsi su di morale e ripiombare nel baratro, in un ciclo umorale altalenante come la carriera di Gianni Morandi o i gorgheggi di Giuni Russo. Per dare spessore artistico al tutto, i cambi d'umore saranno accompagnati da un colpo di tamburo suonato dal Formaggio Svizzero, un esteta del suono con la presenza scenica di un Sean Connery, l'istinto da palcoscenico di un Iggy Pop e il sentore aromatico di una quattro formaggi. Erano anni che non assistevamo ad un evento del genere, e con un po’ di fortuna ne passeranno altri prima che ci ricapiti. Grazie di cuore Lampada Bipolare, grazie Formaggio Svizzero.

Nell'ottica del politically correct e del ribaltamento dei ruoli, in questa quarta alternativa al Festival di Sanremo osserveremo la Piccola Bicicletta Neorealista rubare un essere umano di passaggio per portarselo a casa e farne ciò che vuole. Nel pieno rispetto dei canoni neorealisti (spinta dal disagio sociale e agendo in un ambiente monocromatico), la piccola bicicletta farà il possibile per appropriarsi del fiorentino e mostrargli con l’esempio quanto può essere sgradevole un furto, quantunque eseguito con destrezza. Senza stare a scomodare per la seconda volta Pasolini, qui stiamo a fare alta cultura e per coloro che non accettano di sottostare alle leggi dell'intrattenimento e di subire i monologhi di Amadeus, finalmente c’è una valida alternativa. Tra l'altro, la mancanza di un pollice opponibile e di un sistema cognitivo potrebbero far protrarre il crimine ben al di là del sensato, consentendoci di coprire il palinsesto di due settimane di trasmissione. Buon divertimento.

Nell’ottica dell’intrattenimento colto ed internazionalista, come terza alternativa al Festival di Sanremo proponiamo di guardare la Scatoletta di Tonno inneggiare alla rivoluzione proletaria. Per risvegliare il massimo numero di coscienze, l’intero appello verrà lanciato in codice morse, un linguaggio universale e cosmopolita inventato dalla stessa scatoletta insieme a Samuel Morse, nel lontano 1837 (clicca qui). Per 96 ore consecutive la scatoletta alternerà linee e punti, cercando di non farsi prendere dal fervore rivoluzionario di cui spesso è preda e di non confondersi come fece nel 1936, quando al termine di un comizio di Stalin ingarbugliò le linee con i punti ed ebbe a dire, “Mamma, butta la pasta!”, invece del più congruo, “Viva Stalin!” (clicca qui). Entrambi risero molto della cosa, ma poi Stalin la fece arrestare e la spedì in Siberia, facendone di fatto il primo alimento surgelato della storia.

A tutti coloro che non vogliono passare una settimana a guardare il Festival di Sanremo, proponiamo un’altra valida alternativa: passare una settimana a guardare l’Uovo imitare una mucca, uno degli animali presenti nella fattoria in cui nacque e nella quale visse per circa dodici minuti, prima di essere ceduto ad un pasticcere. Non sono cose che si vedono tutti i giorni: al di là della comicità, spontanea e raffinata, con la sua opera pasoliniana di critica alla modernità e recupero della cultura contadina, l’Uovo sembra invitarci a riflettere su noi stessi e sulla necessità di diventare vegani prima che sia troppo tardi. Lo spettacolo dura appena diciotto ore, al termine del quale l’embrione terrà un monologo intitolato “Se nascevo mammifero era meglio” dove, fra il serio ed il faceto, criticherà il sistema educativo oviparo che ignora del tutto i diritti dell’infanzia consentendo alle galline di sedersi sui propri figli. Buona visione.

Il Festival di Sanremo sta per cominciare e crediamo sia nostro dovere offrire degli spettacoli alternativi, ovviamente altrettanto sofisticati e prestigiosi. Nella prima alternativa il Formaggio Svizzero si pianterà ripetutamente un chiodo in testa, mostrando al mondo di cosa può essere capace un latticino elvetico quando decide di impegnarsi con costanza e dedizione. Questa è una lezione di vita importante e siamo grati al prodotto caseario per averla voluta condividere con noi. Ma siccome il festival non è solo impegno, ma soprattutto sano divertimento, per stemperare l’atmosfera abbiamo raccolto in un filmato alcuni bloopers, girati di nascosto dal latticino mentre era impegnato a risolvere alcuni imprevisti. Per ridere in maniera sana ma anche riflettere intelligentemente sulle circostanze della vita, cliccate qui.

Per mostrare al mondo che non scherziamo e renderci credibili come influencer di successo, abbiamo proposto all’Uovo di trasferirsi in una nuova residenza di lusso, un prestigioso portauovo ricavato da un blocco di marmo di Carrara, progettato da Gae Aulenti e situato nel ripiano superiore del frigorifero. Purtroppo l’attico dell’elettrodomestico era già occupato da alcune confezioni di bastoncini Findus, che non ci siamo sentiti di sfrattare per via che siamo progressisti, che non ci piace troppo il pesce e che una volta scongelate avremmo dovuto consumarle in giornata.
Il nuovo portauovo è dotato di piscina - non riscaldata per via dei rischi di cuocere alla coque, o diventare sode, a seconda dei minuti dedicati al relax - cassaforte e galleria d’arte. E a proposito di arte, la nuova Ferragni di affrescato non ha solo i soffitti, ma anche il marito, un prestigioso yodler dall’animo irrequieto, molto apprezzato in Svizzera, sia per la musica che per le fondute.
E per finire: adagiata sul portauova abbiamo una foglia di lattuga, una rinomata esponente del mondo delle insalate ingaggiata per catturare la simpatia dei vegani e degli ambientalisti, e una Scatoletta di Tonno, una conserva bolscevica che mitigherà la sfrontata esibizione di ricchezza intonando l’Internazionale e inneggiando alla rivoluzione proletaria. Francamente più di così è impossibile fare.

La domanda aleggia nell’aria da un po’ di tempo: se l’Uovo è destinato a prendere il posto di Chiara Ferragni nel cuore degli italiani, il Formaggio Svizzero può sostituire Fedez? Analizzando freddamente la questione, la risposta non può che essere positiva. Ci sono tante assonanze fra il rapper lombardo ed il prodotto caseario svizzero: se l’uno è cresciuto nell’hinterland milanese, dove la vita non vale niente, e ha dovuto sputare lacrime e sangue per farsi conoscere, il secondo è cresciuto nell’hinterland svizzero, dove la vita costa un botto, e cinque minuti dopo averlo conosciuto gli sputeresti in faccia qualsiasi secrezione disponibile, non solo lacrime e sangue. Se Fedez è figlio della strada ed il rap è lo strumento di riscatto che lo farà benvolere da tutti, lanciandolo verso il successo, il Formaggio Svizzero è figlio dei viottoli e lo yodel è lo strumento che lo farà morire solo, lanciato giù da qualche rupe se non la pianta di spaventare le mucche con i suoi assurdi gorgheggi. Se il corpo di Fedez è un manifesto ed i tatuaggi sono il modo per dare spessore al proprio disagio, il corpo del Formaggio Svizzero neppure ce l’ha un vero spessore, e con tutti quei trasferelli appiccicati alla rinfusa ti mette a disagio appena lo vedi. Se di Fedez non possiamo che ammirare l’energia profusa e la freschezza giovanile, del Formaggio Svizzero uguale, ma solo fino alla data di scadenza, poi non puoi fare a meno di chiederti se è ancora commestibile. Insomma, praticamente sono gemelli.

In questa fondamentale nona metafora abbandoneremo la sinistra alle sue beghe e ci concentreremo sui destini della destra che, per una serie di circostanze piuttosto complesse da spiegare, e difficili da digerire, coincidono con quelli del paese. In quest'episodio, il Formaggio Svizzero e l’Uovo hanno accettato di rivestire i panni del popolo conservatore: il latticino, indossando un raffinato paio di occhiali, interpreterà la destra pensante, moderna e liberale, mentre l’Uovo cercherà di rappresentare al meglio l’elettore medio, affascinato dalle promesse elettorali della Meloni e contento di affidarsi a qualcosa di diverso, biondo e con gli occhi azzurri. Il Monolite Alieno, infine, sarà la destra di potere, che dall’alto degli scranni ministeriali dispenserà saggezza e buon governo, attingendo a piene mani dal repertorio che ha fatto grande la sua storia. Riuscirà il popolo della destra, finalmente sfuggito dalle grinfie della sinistra massimalista, a veder realizzate le proprie aspirazioni? Per saperlo, clicca qui.

Pur essendo sinceramente dispiaciuti per quello che sta capitando a Chiara Ferragni e alla sua famiglia, non possiamo fare a meno di notare che un gigantesco vuoto si sta aprendo nel mondo social e che se non ci affrettiamo ad intervenire, riempiendolo con i nostri stimolanti contenuti, sarà qualcun'altro a farlo. Quindi, prima che qualcuno intervenga soffiandoci via contratti milionari, ci proponiamo per prendere il posto della Ferragni e diventare le nuove star del web.
Dopo averci attentamente riflettuto, abbiamo deciso di puntare tutto sull’Uovo che, per via della carnagione rosea e del perfetto ovale del viso, ha tutte le carte in regola per soppiantare la bella modella milanese. Con il collo, o quel che è, adornato da una raffinata collana di perle, ed il volto impreziosito da alcuni capelli, esso incarna la classica bellezza mediterranea, che dai tempi della Loren ci affascina e innamora. Le sue movenze armoniose trasudano classe, il suo sorriso radioso ci scalda, i grandi occhi neri ci ammaliano, la data di scadenza sul guscio ci rassicura, il libro di ricette sullo scaffale ci suggerisce. Inoltre la sua integrità non può essere messa in discussione: le parole “avidità”, “invidia” e “cattiveria” non fanno parte del suo vocabolario, così come mancano “fattorino”, “calzino”, “perciò” e “bagnasciuga”. Ma il fatto che non sappia distinguere una vocale da una consonante, per noi influencer è un valore aggiunto.
Al suo fianco, come fedele compagno di una vita, troviamo il Formaggio Svizzero, un rapper elvetico la cui musica indiavolata, echeggiando indomita sul tetto d’Europa, ha causato ben più d’una slavina e, tra valli e monti, è riuscita a dimezzare la popolazione di camosci, marmotte e stambecchi. Il suo corpo tatuatissimo ci ricorda che i sentimenti di ribellione non sono solo nostri, ma divampano anche nei cuori svizzeri, anche se con minor vigore per via della scarsità d’ossigeno e della storica neutralità. Se qualche sponsor volesse farsi avanti, e riempirci di fama, soldi e gloria, noi siamo qua.

In questa indispensabile ottava metafora andremo ad approfondire la questione mediorentale. Per cercare di spiegare le possibili conseguenze di ciò che sta accadendo, abbiamo chiesto al Formaggio Svizzero di rappresentare le ragioni di Israele, alla Scatoletta di Tonno di sostenere quelle del popolo palestinese mentre all’Uovo, sempre in cerca di un ideale da seguire, d’interpretare l’opinione pubblica occidentale, adesso schierata con l’uno, adesso con l’altro. Il Monolite Alieno, maestro della sublime arte del Pilates, sarà invece il Tempo, il giudice supremo che provvede a distribuire i torti e le ragioni e al cui giudizio supremo ci appelliamo, affinchè trovi la maniere di dirimere la questione e far tacere la voce delle armi. Se volete sviscerare il tema e provare ad afferrare la complessità della Storia, cliccate qui.

Senza neanche aver finito di elaborare il lutto per la scomparsa di Silvio Berlusconi, ecco che un altro grande della politica italiana scompare, lasciandoci amareggiati e tristi. Come per Silvio, ho chiesto ad alcuni membri dello staff di raccontarci cosa è stato Giorgio Napolitano per loro e perché non potremmo mai dimenticarlo.
La Scatoletta di Tonno giura di avere conosciuto Napolitano molti anni fa, nel Paleolitico medio. A quel tempo Giorgio e il trancio di pesce frequentavano la stessa sezione di Homo Sapiens, un gruppuscolo di ominidi idealisti intenzionati a diffondere le idee progressiste tra i neandertaliani. L’idea della scatoletta era di infiltrarsi in una tribù per "indottrinare" la popolazione e convincerli a “collettivizzare” i mezzi di produzione, che in quelle epoche remote non erano neanche tanti: qualche conchiglia, alcune ossa di mammut e dei frammenti di selce che i capitalisti locali, in nome di confusi principi liberisti, volevano privatizzare per costruirsi delle selci intere da sfoggiare con gli amici. Napolitano aveva aderito al progetto ma poi si era schierato con i poteri “forti” e li aveva convinti ad usare la selce per aprire la scatoletta e “collettivizzare” il contenuto, possibilmente per l’ora di cena. Da allora i due avevano continuato a frequentarsi ma era rimasto un certo astio, e la scatoletta non perdeva mai l'occasione per rinfacciare all'amico l'antico tradimento (clicca qui).
Invicto e l’Uovo conobbero Napolitano nel 2012 quando, per puro spirito goliardico, decisero di sorvolarlo mentre firmava documenti nel suo studio al Quirinale (clicca qui). “Il Presidente fu abbastanza seccato”, racconta l’avventuriero. "In principio mi scambiò per una zanzara sofisticata e cercò di schiacciarmi ma poi, quando si accorse dell’errore, cercò di rimediare e mi invitò a cena. Si raccomandò soprattutto di portare l’Uovo che, secondo i suoi gusti, sarebbe andato molto in accordo con un suo amico che di mestiere faceva la scatoletta di tonno. La cosa mi sembrò sospetta e declinai l’invito”.
Il Formaggio Svizzero non ha mai conosciuto Giorgio Napolitano ma ha accettato di coreografare una nuova danza: un toccante omaggio alle innumerevoli giravolte ideologiche che hanno contrassegnato la sua vita politica e che non gli hanno mai impedito di restare fedele al sacro principio della gestione elitaria del potere (clicca qui). Grazie di esistere, Formaggio Svizzero!

Dopo averci attentamente riflettuto, l’Uovo ha deciso di pubblicare un documento per controbattere al generale Vannacci e al suo libro “Il mondo al contrario”. Soltanto l’amore incondizionato, mi ha spiegato, può porre un freno alla ferocia umana, quello spaventoso sentimento che ci spinge a rompere le uova e a prepararci dei Tiramisù come dessert. A parte la faccenda dei Tiramisù, sono abbastanza d'accordo e sono felice di condividere questo importante documento che, spero, possa contribuire a portare la pace nel mondo e ad abbattere il tasso di colesterolo nel sangue degli italiani.
Il documento, scritto nel solito stile sintetico e formale, è decisamente interessante e ci aiuta a riflettere sulla natura umana e a sentirci meno in colpa se a fine lettura decidiamo di prepararci un omelette per cena. Secondo l’Uovo i punti da tenere bene in mente quando si affrontano certe questioni sono i seguenti:
- L’odio è un sentimento malvagio e dannoso che bisogna tenere a bada, così come bisogna tenere a bada l’amore per le frittate o l'impulso a chiedere il bis quando Al Bano ha finito di cantare
- Per condurre una buona vita bisogna voler bene a tutti
- “Bisogna voler bene a tutti” significa che bisogna voler bene anche agli omosessuali, alle femministe e agli immigrati. E naturalmente anche a Matteo Salvini e al generale Vannacci
- Se la cosa sembra difficile bisogna sforzarsi, perché la parola “tutti” non ammette esclusioni
- Il trucco per voler bene a Matteo Salvini è non pensare a lui quando lo si ama, ma immaginare qualcun altro
- Per qualcun altro non intendo Matteo Renzi, perché la cosa potrebbe non funzionare
- La cosa migliore è pensare a personaggi positivi, come Paperoga o a uno qualunque di quei pennuti che non hanno mai pronunciato una parola d’odio verso gli immigrati
- Tra l’altro, anche se si tratta di un papero confuso che va in giro con un cappello ridicolo e senza mutande, Paperoga sarebbe molto più apprezzato in ambito internazionale di Matteo Salvini
- Se non altro perché il papero sa l’inglese
- E non frequenta la figlia di Verdini
- Sto divagando. Il punto è che bisogna amare il prossimo perché l’amore è inclusivo mentre l’odio è divisivo
- Anche il Tiramisù è divisivo, in quanto bisogna dividere le chiare dai tuorli e sbatterle separatamente. Meglio mangiare lattuga o, al limite, broccoli
- Vi voglio bene
- Siate vegani

Per esprimere tutta la nostra vicinanza ad Alain Elkann, abbiamo deciso di mandare un esponente del nostro team sul treno che da Roma porta a Foggia, facendolo viaggiare in prima classe. Naturalmente la scelta è caduta sul Formaggio Svizzero, un latticino colto che avendo la stessa radice linguistica di Wittgenstein e Rainer Maria Rilke, la cultura mitteleuropea deve avercela nel colesterolo. Ovviamente, per evitare di mandare un ingrediente per tramezzini a spasso per un treno frequentato prevalentemente da adolescenti, ci siamo dovuti accontentare di filmare soltanto la prima tratta del tragitto, quella che dalla periferia di Firenze porta alla stazione di Santa Maria Novella.
Pagato il biglietto della tramvia gli abbiamo chiesto di assumere l’aria dell’intellettuale impegnato, e per un latticino elvetico avente come modelli culturali di riferimento la piccola Heidi e Guglielmo Tell la cosa può risultare piuttosto complessa e andare per le lunghe. Alla fine per renderlo credibile gli abbiamo fatto indossare un paio di occhiali e lo abbiamo messo a leggere il primo volume dell’Enciclopedia Treccani, quello che dalla lettera A di “Aabenraa” conduce alla lettera B di "Barszczewska". Era giusto impegnato ad informarsi sull’etimologia della parola “autospurgo” quando si è accorto che i suoi compagni di viaggio, invece di acculturarsi leggendo la Recherche di Proust in lingua originale, erano impegnati a guardare nel vuoto o a consumarsi gli occhi sugli smartphone o, ed era l’atteggiamento più diffuso, a guardarlo con aria affamata. A questo punto avrebbe dovuto assumere un comportamento di disapprovazione, chiedersi perché nessuno indossasse vestiti di lino e scuotere la testa in maniera affranta ma, anche in questo caso, la sua natura di talentuoso figlio delle vette ha preso il sopravvento e si è prodotto in una sorta di danza alpina, uno di quei curiosi balli tirolesi in cui anche i danzatori più esperti finiscono per darsi sui nervi l’un l’altro e cominciano a prendersi a schiaffi.
Può anche darsi che le forme di disapprovazione alpina assumino talvolta i modi della danza e, in effetti, è difficile assistere ad un tale spettacolo senza provare un moto di repulsione e il desiderio di picchiare qualcuno, ma nell’ottica dei social occorre che le forme comunicative siano quelle condivise, immediatamente riconoscibili da tutti. Per cui siamo stati obbligati a soprassedere e ad allontanarci, prima che qualche stralunato viaggiatore, del tutto ignaro dell’espressività artistica elvetica e bisognoso di calorie, sentisse l’impulso di importunarci, o che a qualche controllore venisse in mente di chiederci il biglietto e farci pagare un’eventuale multa. Dobbiamo organizzarci meglio la prossima volta.

Silvio Berlusconi ci ha lasciato e per celebrare degnamente la sua scomparsa ho chiesto ad alcuni membri del Team di esprimersi liberamente per ricordarlo e per aiutarci ad elaborare il lutto.
La Scatoletta di Tonno conobbe Silvio negli anni cinquanta, durante una crociera nel Mar Mediterraneo. Il piccolo trancio di pesce si era infiltrato clandestinamente a bordo della nave per fomentare un’ammutinamento e dar via alla rivoluzione proletaria. In quanto abitante degli oceani sperava di riuscire a passare inosservata in quell’ambiente marino, per confondersi con l’equipaggio ed istruirli sulla necessità di conquistare il sol dell’avvenire (clicca qui). Il futuro imprenditore, già a quel tempo fervente anticomunista, l’aveva denunciata al comandante e la poveretta era stata costretta a lanciarsi in mare, confidando che gli istinti primordiali di pesce avrebbero prevalso permettendogli di raggiungere la riva a nuoto. Non andò così: la mancanza di branchie e di pinne si fece pesantemente sentire e la poveretta passò sette anni sul fondo del mare, finché un pescatore di perle genovese, abbastanza confuso e piuttosto fuori posto, non la scambiò per un’ostrica e la portò a terra
Anche l'Uovo ha voluto congedarsi da Silvio rassicurandoci sul suo destino. Forse per la loro fragilità intrinseca, o forse perché non hanno nulla di meglio da fare, le uova hanno riflettuto molto sulla vita e sono giunte alla conclusione che nulla finisce veramente, perché dopo la morte c'è la frittata. Il testo religioso da cui hanno tratto questo importante insegnamento s’intitola “101 modi per cucinare le uova”, e seguendo i suoi dettami, con poco impegno ed una modica spesa, riusciremo ad evolverci in qualcosa di migliore oltre che a “mettere in tavola la famiglia” e a “stupire gli amici”. Voci incontrollate narrano di successive fasi, definite da terminologie complesse quali “transito intestinale” ed “evacuazione”, ma probabilmente si tratta soltanto di sciocche superstizioni, messe in giro per spaventare i piccoli e spingerli a stare buoni. “Silvio,” ci rassicura l’Uovo, “è in una botte di ferro”.
Il Formaggio Svizzero si è lasciato andare ad una danza propiziatoria, tipica delle zone alpine, che ha lo scopo di accompagnare le anime dei defunti alla loro ultima meta: Lugano. “Quando un uomo giusto come Silvio muore,” ci ha spiegato il latticino, “abbandona il suo corpo materiale e va a Lugano, dove verrà accolto da trenta vergini luganesi che si prenderanno cura di lui facendogli conoscere il più sottile piacere della vita: lo Yodel. Poi lo vestiranno con dei pantaloncini alla zuava e lo condurranno presso un grande prato verde, dove potrà salterellare giocoso in mezzo a delle caprette che, se vorranno, gli faranno Ciao! Quelli di indole più riflessiva, invece, potranno stendersi sull’erba a contemplare il cielo, divertendosi a riconoscere le forme più strane nelle nuvole di passaggio, che in Svizzera, comunque, hanno tutte l’aspetto di Guglielmo Tell”.
Non so quanto tutte queste storie possano essere vere, ma raccontarle mi sembra un’ottimo modo per ricordare il grande statista scomparso. Addio Silvio.

Mi rendo conto che alle anime belle della sinistra radical chic può sembrare fuori luogo ma, non essendo ancora stato contattato dalla destra per avere qualche prestigioso incarico, ho deciso di procedere anch'io con uno spoil system radicale per depurare il nostro team da ogni scoria progressista, e renderlo idoneo ai tempi che stiamo vivendo.
Il primo ad essere sostituito è stato l'Uovo, quel facinoroso ammasso di proteine e colesterolo che col suo atteggiamento ondivago, il sorriso da strafatto e l’atteggiamento da fancazzista pentastellato, tanto danno ha procurato al nostro amato paese. Al suo posto abbiamo provveduto a piazzare un altro membro della prestigiosa famiglia degli embrioni, un uovo severo, dallo sguardo truce ma giusto, che sicuramente saprà placare gli animi e riportare ordine e disciplina nel nostro team (clicca qui). Poi ho sostituito il Palloncino Rosso. Il suo saltellare isterico mal si addiceva ad un gruppo eterogeneo come il nostro che ha bisogno, prima di tutto, di stabilità: fisica, politica e caratteriale. Lo sostituirà un parallelepipedo nero, una forma squadrata e risoluta capace di incutere timore ma che al bisogno sa bene come divertirsi, ovviamente in maniera sana e moderata (clicca qui). Al posto della Scatoletta di Tonno ho piazzato una carpa nostrana, un’autarchica esponente del mondo acquatico che, disgraziatamente, posata sul pavimento non è riuscita a dare il meglio di sé e si è afflosciata esangue, incapace di rispondere a qualsiasi stimolo. È comunque molto meglio della conserva bolscevica, che col suo salterellare massimalista propagandava idee che non ci appartengono più (clicca qui). Ed infine diamo l’addio alla Piccola Bicicletta Neorealista, un tenero residuo dei tempi andati. Il suo girovagare senza meta non ci rappresenta più. Il Team ha bisogno di una guida sicura, che sappia dove andare e che ci vada in maniera rapida e risoluta: non è più tempo di tentennamenti (clicca qui).
Il Formaggio Svizzero, invece, continua a sembrarmi perfetto così com'è (clicca qui).

Siamo in una qualunque cittadina italiana, in una delle bellissime piazze che impreziosiscono i nostri borghi. Dopo una giornata di duro lavoro, un gruppo di spensierati cittadini si gode le meritate ore di riposo: c’è chi sorridente si guarda in giro, godendo della bellezza del luogo; chi discute animatamente di calcio, esibendo le proprie doti di stratega; chi saltella sul posto, lanciando invettive a questo o quel governo (clicca qui). Quand’ecco che, inaspettata e crudele, una perversa “sostituzione etnica” si compie, provvedendo a cancellare ogni residuo d’italianità da quel, mai più ridente, borgo (clicca qui).
É domenica e in un piccolo ma decoroso appartamento italiano una giovane palla si prepara per il dì di festa, come già gloriosamente fece, nei tempi andati, la marchigiana donzelletta che veniva dalla campagna. La piccola freme, impaziente di allietare i giovani virgulti che in quella casa crescono, e di insegnare loro i fondamenti del calcio, il gagliardo sport nazionale che tanto lustro ha dato al nostro paese (clicca qui). Ma ecco che nell’incustodito focolare prorompe l’infame “sostituzione etnica”, che svilisce la povera sfera, relegandola alla memoria, e impone ai fanciulli nuovi complicati svaghi (clicca qui).
Siamo sui marciapiedi di una qualsiasi città italiana, una povera forchetta cerca di raggranellare i soldi per consentirsi un magro pasto e risalire la china a cui il fato l’ha condotta. L’italica gente, col cuore traboccante di carità cristiana, passando le allunga qualche moneta, nella speranza di restituirle la dignità perduta e tornare a vederla, ancora una volta, arrotolare spaghetti per il proprio e l’altrui diletto (clicca qui). Ma ecco che un’implacabile “sostituzione etnica" si fa avanti, privandola del diritto di accattonare serenamente, e relegandola all'obsolescenza e all’oblio (clicca qui).
Con questi pochi video spero di riuscire ad allarmare gli italiani sui rischi di una incontrollata immigrazione, e di convincere la destra sulla qualità delle mie doti comunicative. Se hanno pagato nove milioni di euro per gli spot promozionali con la Venere del Botticelli, quanto sarebbero disposti a pagare per roba di alto valore come questa? (clicca qui).

Ancora una volta il Formaggio Svizzero, nella parte di una sinistra moderatamente riformista, e il Monolite Alieno, magnifico interprete di una destra pragmatica e governista, ci aiuteranno a capire i tempi in cui viviamo. In questa settima metafora affronteranno il tema della buona politica e di come soltanto una lucida coscienza della propria condizione possa risultare utile a risolvere una situazione a dir poco scomoda. Naufraghi sopra una zattera, sperduti nel bel mezzo dell’oceano, il latticino e il monolite si confronteranno per il controllo dell’improvvisata imbarcazione e ognuno cercherà, con le proprie strategie, di convincere l’altro della bontà del proprio progetto. Riusciranno i nostri due amici a trasformare il loro storico conflitto in una spinta propulsiva che gli consenta di tornare a terra, e a tutti noi di vedere la luce di un nuovo giorno? Per scoprirlo, clicca qui!

Per guadagnarci la simpatia della nuova destra abbiamo deciso di mostrare disprezzo verso i poveri e di affamare i percettori di Reddito di Cittadinanza. Per farlo abbiamo girato dei video didattici in cui mostreremo come, se opportunamente spronato dai morsi della fame, qualsiasi cittadino può riguadagnare la dignità perduta e tornare a far parte del consorzio civile. Come rappresentante di questa umanità indolente abbiamo proposto il Formaggio Svizzero che con l’aspetto smunto, il colorito pallido e tutti quei buchi disposti sgraziatamente su tutto il corpo, ben può rappresentare il disagiato medio. Affamare una fonte calorica, ovviamente, non è facile: in qualità di alimento esso possiede in sé tutti gli elementi nutrienti di cui abbisogna, e per fargli assumere l’aspetto gracile che ci serviva l’abbiamo dovuto sottoporre ad una dieta severa, ma oculata, che in breve tempo ha dato i suoi frutti (clicca qui). A questo punto lo abbiamo invitato a smettere di pesare sul bilancio dello stato e a procurarsi un lavoro vero, per dare il suo contributo alla crescita della società e riguadagnare la dignità perduta. Per il suo bene lo abbiamo messo a piantare chiodi arrugginiti in due assi che ci erano d’avanzo, provvedendo a sottopagarlo in modo che impari presto che la vita non è tutta rose e fiori ma piuttosto una valle di lacrime, ricca di residui edili e materiali ferrosi arrugginiti.
In poco tempo è riuscito a padroneggiare la difficile arte della carpenteria, diventando un maestro nell’arte di piantare chiodi e lavorare il legno (clicca qui). Ci sono stati momenti duri, situazioni difficili che soltanto una mano esperta avrebbe potuto risolvere ma che il latticino, con la consueta perizia che gli è propria, ha saputo coraggiosamente affrontare (clicca qui). Non neghiamo che sia stato difficile, talvolta doloroso, ma vedere la trasformazione di quella splendida creatura, da pigro divanista percettore di immeritati redditi, a valoroso lavoratore, membro attivo del consorzio civile, è qualcosa che non dimenticheremo facilmente (clicca qui).
Al termine della dura giornata di lavoro, stanco ma felice, è tornato a casa e si è steso a riposare dove prima o poi ci sarà un divano, quando con i pochi soldi guadagnati accederà al diritto di indebitarsi per comprarne uno. L’immagine che ci resta di lui è quella di un emmental, forse provato, forse stanco, certamente dolorante e pieno di acciacchi, ma visibilmente contento della dignità riconquistata (clicca qui).
Non capisco cosa aspettino dalla nuova destra a chiamarci.
- Aerobica vs. Pilates: la sesta metafora
- Il team affronta la minaccia ecologista ma era meglio se non lo faceva
- Il Team va ai mondiali
- Il Corpo Astrale del Wurstel Esagerato solleva questioni importanti
- Il Team organizza un raduno rave
- Il Corpo Astrale del Wurstel Esagerato ne ha piene le palle
- La Lampada Bipolare è triste, anzi contenta, anzi triste
- Il Formaggio Svizzero dimostra di avere senso civico
- La Scatoletta di Tonno sfida il potere costituito
- Il Fascismo spiegato all’Uovo
- Aerobica vs. Pilates: la metafora
- Aerobica vs. Pilates: la metafora II
- Il Trenino delle Meraviglie non si arrenderà mai
- Aerobica vs. Pilates: le metafore III e IV
- All'uovo va bene ogni cosa
- Aerobica vs. Pilates: la quinta metafora
- Il Formaggio Svizzero è scettico
- L’importanza di chiamarsi Invicto
- La Scatoletta di Tonno non l’ha presa bene
- Le Carte Perdute sono contente