
Visto che siamo arenati in Sicilia, abbiamo deciso di non perdere tempo e di provare a mettere le nostre competenze al servizio di possibili clienti. Per prima cosa abbiamo fatto una riunione per condividere tutto quello che sappiamo del posto ed elaborare una strategia vincente. Purtroppo le cose venute fuori non sono molte:
- La Sicilia è un’isola;
- C’è l’Etna;
- C’è la mafia;
- Gli uomini indossano un buffo cappello chiamato “coppola”, probabilmente in onore del famoso regista americano;
- Le donne vestono di nero, indossano un foulard e appena possono vanno alla fonte a lavare i panni;
- Se guardi una donna anche solo di sfuggita, ti sparano;
- Se non ti spara l’uomo, ti spara la donna;
- Se la donna ti manca, ti sommerge comunque la lava dell’Etna;
- Maledetto Uovo, dove cazzo ci ha portati;
- Non è il momento di fare polemica, cerchiamo di uscire vivi da qui;
- D’accordo, ricominciamo da capo;
- La Sicilia è un’isola;
- C’è l’Etna;
- C’è la mafia;
A conti fatti, dopo un’attenta ricerca, è venuto fuori che l’unico cliente possibile è la mafia. Per farci assumere abbiamo pensato di lavorare sulla loro immagine che, siamo sinceri, oggi come oggi è piuttosto squalificata. La nostra idea è di proporgli di girare dei reel, dei brevi filmati da far girare su Instagram e TikTok per rinverdire una volta per tutte la loro identità e farli diventare trendy. Senza troppa fatica, semplicemente riproponendo alcuni dei format che spopolano nei social, rivoluzioneremo il nostro modo di percepire la delinquenza organizzata: la mafia è cool; la mafia veste bene; alla mafia piace viaggiare molto spendendo il giusto; la mafia sa preparare un sacco di ricette gustose in cinque minuti; la mafia conosce degli assurdi trucchetti per sbucciare le verdure; alla mafia piace fare balletti virali in mezzo alla strada; quando non balla, la mafia accarezza gattini; se non sono gattini, sono anatroccoli; quando sono finiti gli anatroccoli, la mafia fa parkour; a volte facendo parkour la mafia cade e si fa parecchio male; ma poi si riprende e si mette a decorare torte; le torte che fa la mafia sono buonissime.
Grazie a questa operazione di marketing in pochi mesi la mafia diventerà virale: i mafiosi più in vista verranno invitati in televisione per parlare della propria vita amorosa, alcuni finiranno sull’Isola dei Famosi a sgusciare noci di cocco e pescare trote a mani nude, i più dotati verranno intervistati da Bruno Vespa. Adesso dobbiamo solo individuare qualche mafioso, di quelli che contano, e presentarci con eleganza e professionalità. Se tutto va bene torneremo a casa ricchi.

Qualcuno all’interno del Team mi ha fatto notare che ci stiamo sbilanciando troppo in favore dell’alleanza atlantica e che questo non è bello da parte nostra: come agenzia di comunicazione saremmo dovuti restare imparziali e se negli ultimi tempi ci siamo sbilanciati a favore dell’occidente, adesso dovremmo assolutamente compensare sbilanciandoci a favore dell’oriente. La cosa ci è apparsa abbastanza sensata e quindi, per una doverosa questione di deontologia professionale, ci siamo riuniti in assemblea e abbiamo deliberato di invadere l’Ucraina. Non è stata una decisione semplice: l’Ucraina per noi è un paese misterioso, situata in regioni del mondo che, per ragioni anagrafiche e storico-culturali, ci sono sempre sembrate molto lontane. Per fare le cose per bene abbiamo seguito la prassi ufficiale e abbiamo lanciato un ultimatum, con alcune richieste sensate che, se verranno accolte, potrebbero scongiurare pericolose derive, soprattutto da parte nostra. Esse sono:
- Ma dove siete esattamente?
- Serve il passaporto per venire da voi?
- Parlate italiano?
- Ce l’avete Waze?
Siccome non hanno risposto a nessuna di queste richieste ci siamo sentiti moralmente giustificati a procedere con l’invasione ma, sempre per via del fatto che non hanno risposto a nessuna di queste richieste, abbiamo sbagliato strada ed invaso il paese sbagliato. La cosa si è fatta evidente quando il panorama si è fatto più brullo e in lontananza abbiamo scorto l’Etna. La colpa, secondo il Formaggio Svizzero, è dell’Uovo, il cui istinto migratorio di oviparo, nella stagione autunnale, gli impone di andare a sud. Quando a Latina ci siamo resi conto che qualcosa non andava e gli abbiamo chiesto di correggere la rotta, lui ci ha portati a Pompei, poi a Reggio Calabria e poi in Sicilia. Non c’è niente da fare, per lui l’istinto migratorio è più forte della ragione e se insistiamo a seguirlo finiremo per trovarci in Africa. A questo punto ci pare ovvio che dobbiamo giocare d’astuzia: faremo passare l’inverno, in modo che all’embrione si inverta l’istinto, e poi torneremo a casa. L’Ucraina può attendere.

Putin l’ha rifatto! Oggi, per la seconda volta in pochi giorni, un drone si è infiltrato nel salotto di casa per spiare il Formaggio Svizzero e carpirgli qualche informazione, probabilmente di vitale importanza. Quali possano essere queste informazioni di vitale importanza non lo sappiamo nemmeno noi. A noi vengono in mente la data di scadenza e la modalità di conservazione, che se non opportunamente rispettate pussono minare la salute intestinale di un popolo e dare adito a sgradevoli situazioni, ma può darsi che ad attirare l’interesse dei russi siano altre questioni. Con Putin è sempre difficile dirlo, ma proprio per questo un buon governo dovrebbe essere previdente e preoccuparsi di riempire gli arsenali d’imodium e deodoranti ambientali, oltre che di armi.
Per intercettarlo gli abbiamo scatenato contro Invicto, l’estroso conquistatore dei cieli, che l’ha caparbiamente inseguito per tutto il salotto finché, con una mossa tanto azzardata quanto astuta, il drone putiniano non è riuscito a smarcarsi facendo perdere le proprie tracce (clicca qui). Non sapendo quando il perfido marchingegno potrebbe tornare, abbiamo organizzato un duplice anello di sorveglianza, con Invicto a pattugliare i cieli e Golia, il gagliardo mezzo anfibio, dominatore di terre e di mari, a presidiare i confini terracquei (clicca qui). Siamo grati ad entrambi, ma alla lunga i loro pattugliamenti rischiano di mandare in esaurimento nervoso il povero emmental, che per lo stress non sarà più in grado di tenere il conto esatto dei buchi presenti sulla pancia e rischierà un crollo, fisiologico oltreché psicologico. A questo punto il governo ha tutte le giustificazione per intervenire sulla spesa pubblica: ogni euro investito in armamenti, imodium e deodoranti ambientali, è ben speso.

I nostri recenti attacchi a Putin, Kim Jong-un, e a tutti quei personaggi dal nome strano, non sono passati inosservati! Oggi un drone di bell’aspetto, ma dalla provenienza sospetta, ha sorvolato il Formaggio Svizzero e lo ha spiato per almeno dieci minuti prima di volatilizzarsi nel nulla. Dopo aver oltrepassato la frontiera polacca, dopo aver invaso lo spazio aereo danese, l’alta tecnologia sovietica si è infiltrata a casa nostra e ha violato l’intimità del nostro focolare, dimostrando che non ci sono limiti all’arroganza putiniana. Ma per comprendere la gravità della situazione veniamo subito ai terribili eventi: l'emmental era intento a contarsi i buchi sulla pancia per vedere se c’erano tutti, come fa tutte le sere per rilassarsi, quando improvvisamente dal nulla è sbucato un drone, forse di costruzione nordcoreana, forse iraniana. Il mezzo ha sorvolato il povero emmental per un tempo indefinito, con un atteggiamento sospetto che non prometteva nulla di buono (almeno, non ad un latticino naturalmente predisposto a farcire omelette), poi si è allontanato. Il povero emmental ha cercato di far finta che non fosse successo nulla, ma ormai il danno era stato fatto: quando ha ricominciato a contarsi i buchi sulla pancia si è accorto di aver perso il conto, è andato nel panico e ha dovuto ricominciare tutto da capo.
Non sappiamo se il fatto accaduto sia stato abbastanza grave da giustificare una dichiarazione di guerra dell'Italia alla Russia: non siamo politici e non vogliamo interferire nelle decisioni altrui, ma certamente un fatto come questo non può rimanere impunito. Per la prima volta in vita sua il Formaggio Svizzero è dovuto andare a letto senza sapere con certezza se qualche buco mancasse all'appello o, ancora peggio, se ce ne fossero di nuovi, magari abbastanza da far collassare l'intero corpo durante la notte riducendolo alla consistenza di uno stracchino. Se il governo italiano avesse bisogno di ulteriori motivi per giustificare la stratosferica spesa militare che si appresta a fare, eccone finalmente uno che ne vale la pena.

Come secondo gesto di distensione nei confronti della Russia, il Formaggio Svizzero eseguirà una pubblica lettura de “I fratelli Karamazov”, il capolavoro del grande Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Per essere sicuro di essere compreso da tutti, il latticino declamerà il romanzo utilizzando il linguaggio universale dei segni, in una versione semplificata progettata per trasmettere il maggior numero d’informazioni possibili con il minor dispendio d’energia. Per poter apprezzare lo spettacolo, quindi, bisognerà memorizzare alcuni segni fondamentali, quelli che a detta del latticino esprimono i concetti alla base del capolavoro di Dostoevskij e che rappresentano il significato profondo di tutta la sua opera. In ordine di importanza, sono:
- "Nastassja, preparami il samovar”, (clicca qui)
- “Mi piacciono le zuppe”, (clicca qui)
- “Probabilmente dovrei tagliarmi la barba”, (clicca qui)
- “Insomma Nastassja, è pronto il samovar?”, (clicca qui)
- “Sii sincera, sono più bello con la barba o senza?”, (clicca qui)
- “Vieni, balliamo il Kazachok”, (clicca qui)
Erano anni che in Italia non si produceva qualcosa di così intellettualmente valido. Buona visione (clicca qui).

Dopo averci attentamente riflettuto abbiamo deciso di fare parziale ammenda per l'improvviso attacco del Formaggio Svizzero alla barba di Dostoevskij. Qualcuno ci ha fatto notare che i russi stanno investendo molto nel nostro paese, soprattutto in comunicazione, e può essere utile mostrarci duttili in quanto a fedeltà e coerenza concettuale. Per farci perdonare abbiamo organizzato una rappresentazione de “Il gabbiano”, di Anton Cechov, un’opera che non abbiamo ancora letto ma che cercheremo comunque di mettere in scena, magari approfondendo gli aspetti meno noti del personaggio: la sua infanzia, la vecchiaia, le probabili circostanze della sua dipartita (clicca qui).
Per interpretare il gabbiano abbiamo pensato all’Uovo, un attore abbastanza duttile da poter rappresentare qualsiasi embrione, anche il più sofisticato, come quello di quaglia, di struzzo o di albatros. Al suo fianco, per rendere più corposa la trama, il Formaggio Svizzero interpreterà lo zio Vanja, il protagonista di un’altra opera di Cechov di cui sappiamo ben poco. Per renderlo plausibile gli faremo fare le tipiche cose da intellettuale impegnato: guardare oltre l’orizzonte scuotendo mestamente la testa (clicca qui) e deprimersi oltremisura pensando alla vacuità delle cose (clicca qui). Alla fine del film lo faremo morire come dovrebbero morire tutti gli intellettuali di un certo spessore: infartato a seguito della lettura di un libro di Bruno Vespa (clicca qui). Se solo ci assumesse come agenzia di comunicazione, Putin potrebbe dormire sonni tranquilli.

Per dimostrare la nostra fedeltà atlantica, non paghi di aver sbeffeggiato Putin, Kim Jong-un, Xi Jinping e tutta quella marmaglia vetero comunista, radical chic, tardo ideologica e non so cos’altro, stanotte abbiamo sferrato un micidiale attacco contro Fedor Dostoevskij, scelto come rappresentante di quella mediocre cultura russa che da sempre, con tutti quei romanzi pieni di fatti complicati e nomi impronunciabili, minaccia l’occidente. L’idea è di colpirne uno per educarne cento, e se tra quei cento da educare c’è Lev Tolstoj si capisce la portata storica del nostro lavoro. L’impresa non era scevra da rischi: non sapevamo cosa potesse celarsi dietro quell’imponente barba, qualcuno dice un drone, qualcuno dice un missile ipersonico, qualcuno, meglio informato, dice il collo. Non potevamo far altro che andare a vedere e per farlo abbiamo scelto il Formaggio Svizzero, un emmental che secondo noi, in quanto spuntino, sarebbe riuscito ad avvicinarsi alla bocca della vittima senza destare troppi sospetti. L’impresa è andata benissimo: dopo avergli unto la barba, condannandolo a farsi perlomeno uno shampoo, il latticino si è accasciato esausto al suolo, pago dell’impresa compiuta. Che Cechov, Turgenev, Lermontov e tutti quegli altri scribacchini con il cognome che terminano per “v”, stiano avvertiti! Stiamo arrivando e non avremo pietà!

Per farci apprezzare dalla commissione europea, da Macron, da Calenda e da tutti quelle persone che contano, abbiamo organizzato un blitz a Mosca per sbeffeggiare Putin e trascinarlo nel ridicolo. L’impresa non era facile e per essere sicuro di riuscire nell’intento il Formaggio Svizzero ha dovuto esercitarsi a lungo, passando ben tre settimane a sbeffeggiarsi da solo davanti ad uno specchio (clicca qui). Ad introdurci nell’ambiente moscovita è stata la Scatoletta di Tonno, una conserva bolscevica che conosce bene la città perché vanta una lunga frequentazione con il fior fiore dell'intellighenzia russa, come questo filmato d’epoca che la vede cercare di convincere un esausto Rasputin che la religione è l’oppio dei popoli, ampiamente conferma (clicca qui). Per guadagnare tempo e portarci avanti col lavoro abbiamo compiuto una breve deviazione e, raggiunta Pyongyang, abbiamo sbeffeggiato Kim Jong Un, il buffo tiranno nordcoreano (clicca qui); alcuni esponenti del K Pop sudcoreano incontrati a Seul, tanto per dimostrare che ci troviamo a nostro agio sia sbeffeggiando l'alta politica che la ben più modesta cultura popolare (clicca qui), ed infine Xi Jinping, il severo segretario generale del Partito Comunista Cinese, incontrato per puro caso a Pechino (clicca qui). Poi, sulla via del ritorno, ci siamo fermati a Roma per sbeffeggiare sia la Meloni che la Schlein, tanto per far capire ai possibili committenti che non abbiamo preconcetti ideologici (clicca qui). Per finire in bellezza, una volta a casa, il latticino si è divertito a sbeffeggiare Golia, perché, sostiene, un po’ di autoironia non guasta mai. Invece secondo me guasta, e anche parecchio, come si evince da quest’ultima preziosa testimonianza che sono riuscito a raccogliere (clicca qui). L’impresa è stata massacrante ma ne valeva assolutamente la pena: ci stiamo facendo conoscere da tutto il mondo.

Dopo aver rivoluzionato la guerra chimica, ci proponiamo di rivoluzionare la guerra psicologica introducendo “l’Uovo Bipolare”, un embrione di pollo che prima ti guarda bene e poi ti guarda male. L’idea è di far leva sulle aspirazioni salutiste del nemico per metterlo a disagio e fargli considerare la possibilità di passare al veganesimo. Secondo recenti studi, fatti da noi proprio ieri, un esercito vegano è meno saldo sulle gambe di un esercito onnivoro, ed è più facilmente corruttibile. Ai nostri soldati basterà sventolare in aria una fetta di prosciutto per demotivare il nemico, provocargli un eccesso di salivazione e indurlo alla resa. Se poi il nemico dovesse dimostrarsi insensibile ai richiami di una dieta compatibile con l’ecosistema, e decidere di farsi uno spuntino col nostro armamentario psicologico, riusciremo comunque a riempire le loro vene di colesterolo e in capo a trent’anni avremmo un avversario arteriosclerotico, facile all’ictus e con disfunzioni erettili più o meno gravi. Comunque vada, la vittoria sarà nostra.

Se quanto scrivono i giornali è vero, sta per arrivare una pioggia di miliardi sull’industria delle armi. La cifra è davvero spropositata e riteniamo che chiunque abbia spirito d’iniziativa debba porre il proprio ingegno al servizio della comunità per contribuire alla pace, alla sicurezza e alla probabile estinzione della vita su questo pianeta. Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo deciso di fare del nostro meglio. Quello che vedete è un capolavoro d’ingegneria, un drone innovativo in grado di rovesciare sul nemico tre etti di lattosio concentrati nelle appetitose forme di un formaggio svizzero a pasta dura. In pratica si tratta di rivoluzionare il concetto di guerra chimica e, invece di gasare il nemico, fare leva sulle sue intolleranze alimentari e lasciare che si gasi da solo. Ci rendiamo conto che può sembrare brutale ed inumano, ma la guerra è guerra e non è fatta per i poeti, per le anime belle o per chi ha l’intestino infiammabile e l’olfatto delicato. Al termine dell’attacco, per evitare di cadere nelle mani del nemico, il sofisticato drone provvederà ad autodistruggersi, secondo modalità innovative che causeranno altre vittime ed elimineranno ogni prova di un'eventuale violazione della convenzione di Ginevra ( clicca qui ). Non ne siamo orgogliosi ma ciò che va fatto, va fatto.

Finalmente è arrivato il momento! Dissotterrata l’ascia di guerra l’Europa chiama a raccolta i propri cittadini e si riarma, proponendosi come epicentro per i prossimi conflitti. Era ora! Come agenzia di comunicazione siamo lieti di rispondere all’appello e dare il nostro modesto contributo per esacerbare ulteriormente gli animi ed infiammare il continente che, vogliamo ancora ricordare, ha dato i natali a Michelangelo, Dante, Shakespeare e a tutti i fratelli Vanzina, che a giudicare dalla quantità di film che hanno fatto dovrebbero essere parecchi. Purtroppo, ancora una volta, è giunta l’ora delle decisione irrevocabili: la patria Europea che, occorre ricordare, ha dato i natali ai Saccottini del Mulino Bianco, a Esculapio e a Totò, è in pericolo. Se vogliamo mantenere la nostra indipendenza, se vogliamo salvaguardare la nostra cultura, se vogliamo continuare a dare i natali a destra e a manca - e ci preme ricordare che li abbiamo dati anche ad Obelix, a Socrate e ai rotoloni Regina che, come tutti sanno, non finiscono mai - dobbiamo difenderci! Non cediamo al nemico, alle armi!

Galvanizzati dalle sprezzanti parole di Calenda verso i “pacifinti”, abbiamo deciso di passare dalle parole ai fatti e individuato un “pacifinto” in un nanetto da giardino che da anni occupa abusivamente degli spazi condominiali, lo abbiamo circondato per dargli una lezione, indottrinarlo e insegnargli a stare dalla parte giusta della storia.
L’impresa non era facile: la cronaca ci insegna che questo genere di “pacifinti” in genere si muovono in gruppi di sette e il rischio di trovarsi in inferiorità numerica, essere sopraffatti e deportati a lavorare come schiavi in qualche miniera o, peggio ancora, essere costretti ad ascoltarli mentre cantano “Andiam a lavorar”, era forte. Per evitare ogni rischio gli abbiamo fatto la posta per una settimana e poi, quando siamo stati certi che fosse solo, lo abbiamo accerchiato senza pietà, impedendogli di reagire, di chiamare aiuto o di mettersi a cantare una qualsiasi insulsa canzoncina. In via del tutto eccezionale il Formaggio Svizzero ha accettato di derogare alla sua tradizionale neutralità e si è assunto il compito di educarlo alla belligeranza, prima con delle lezioni teoriche poi con degli esempi pratici. Alla fine, a furia di prenderlo a capocciate, è riuscito ad ungergli la barba, condannandolo ad avere il sentore di un involtino al formaggio che lo accompagnerà per il resto della sua triste vita.
Ci dispiace usare questi sistemi, ma se dobbiamo affrontare questo o quel nemico non possiamo avere pietà. In una società libera e democratica come la nostra, ogni forma di dissenso va minimizzata, ridicolizzata, ghettizzata e costretta ad odorare come le mani di Cracco quando prepara una quattro formaggi. Così è la vita.

In questa straordinaria dodicesima metafora, un armatissima Europa, straordinariamente interpretata dal Formaggio Svizzero, si scaglierà contro una non ben identificata minaccia e farà il possibile per ridurla in polpette, mostrando a tutti di cosa è capace il continente che ha dato al mondo il formaggio con i buchi, le canzoni dei Ricchi e Poveri, e tutte le esternazioni del ministro Valditara. Riuscirà l’acculturato latticino, figlio di Socrate e di Nietzsche, ma anche di Kant e di Manzoni, di Beethoven e di Mozart, di Franco e di Ciccio, a dissipare la tenebrosa minaccia e a far tornare il sole sulle sue millenarie lande? Per scoprirlo cliccate qui!

Dopo l’incontro tra Zelenskij e Trump, abbiamo mandato il Formaggio Svizzero a trattare col presidente americano sui temi caldi del momento: i dazi, la pace mondiale, il ruolo dell’Europa nel mondo. La scelta è caduta sul latticino perchè è l’unico di noi dotato di occhiali, un accessorio di alta classe che in qualche modo può controbilanciare la mise informale con cui in genere si presenta, e perché dotato di una mimica impeccabile, capace di abbattere le eventuali barriere linguistiche. Ad accompagnarlo in questa missione abbiamo voluto Golia, un mezzo anfibio astuto e capace, dominatore indiscusso delle terre e dei mari ma scarsamente avvezzo alle poltrone, come purtroppo si evince dal filmato proposto.
L’incontro è stato cordiale e proficuo finchè il latticino, in genere abbastanza diplomatico, non si è fatto prendere la mano ed ha abbandonato i temi in agenda, mettendosi a perorare la causa della Svizzera. Siccome si trattava della Svizzera nemmeno lui sapeva cosa c'era da perorare e per un’ora ha blaterato di tassi d’interesse e orologi a cucú, riuscendo a far innervosire Trump e buona parte dello staff presidenziale. Per fortuna è intervenuto il vice presidente Vance che è apparso molto interessato e ha voluto approfondire l’argomento chiedendo cosa fosse la Svizzera e dove stesse. Siccome neanche il Formaggio Svizzero era molto ferrato sull’argomento, ha cercato di rimanere nel vago sostenendo che “la Svizzera è un luogo dell’anima” e che “la Svizzera va vissuta non capita”; poi, citando a vanvera il presidente Kennedy, lo ha apostrofato: “non chiederti dov’è la Svizzera, chiediti dove sei tu rispetto alla Svizzera”. Infine, prima di far scoppiare la terza guerra mondiale, ha diplomaticamente finto quello che poteva essere uno svenimento, o una resa incondizionata, o un patetico tentativo di sedurre i presenti rendendosi gustoso e appetibile. Per fortuna nessuno tra quel popolo di mangiatori di hamburger ha voluto approfittare del suo mancamento e il nostro ambasciatore è potuto tornare a casa sano e salvo. Sul tavolino della Casa Bianca, comunque, è restata una macchia untuosa a perenne memoria del nostro passaggio. E questo, consentiteci, lo possiamo interpretare come un nostro parziale successo.

L’invasione della Lapponia è andata parecchio male. La squadra d’assalto principale, composta dal Formaggio Svizzero e dal suo zaino, ha subito gli influssi del clima nordico ed è rimasta congelata, trasformandosi di fatto nel primo ghiacciolo al gusto di emmental della storia. Per cercare di salvare il salvabile abbiamo chiesto aiuto all’amico Trump, che ha accettato di intervenire ponendo però delle condizioni capestro che sarà difficile far accettare al nostro Team, al governo Meloni e al paese intero. Queste, in sintesi, sono le sue richieste:
- Il Formaggio Svizzero d’ora in poi sarà a mia completa disposizione e si chiamerà Formaggio Americano
- Il Mar Ligure lo chiamerò “Mar Americano”, la Torre di Pisa diventerà “Torre del New Jersey” ed il Tavoliere delle Puglie sarà “Tavoliere del Winsconsin”
- La Toscana e il Molise passeranno sotto il mio dominio e diventeranno il 51° e il 52° stato degli Stati Uniti. La Sicilia verrà staccata dall’Italia e diventerà il 53° stato
- Con un rimorchio grande come una casa la trascinerò davanti alla costa di New York e la ormeggerò di fianco alla statua della Libertà
- Chissà se ci passa dallo stretto di Gibilterra
- Per farcela passare abbatterò il Marocco
- Così impara ad ostacolare il 53° stato degli Stati Uniti
- Tutte le pizze saranno all’ananas, saranno guarnite con dei canditi e si chiameranno “Pizza alla Trump”
- Sposerò Sabrina Ferilli
- Le nozze me le celebrerò da solo perché con un conclave straordinario i cardinali mi dovranno ordinare papa
- Mi farò chiamare Papa Richard Gere I e verrò ricordato come “Il papa bello”
- Siccome i preti non possono sposarsi, purtroppo dovrò divorziare da Sabrina Ferilli
- Lei capirà
- Anzi no, perchè dovrebbe capire? Come papa farò in modo che i preti siano obbligati a sposarsi. E con diverse mogli: scriverò un’enciclica che consentirà la poligamia
- In fin dei conti come “papa bello” dovrei rimorchiare parecchio, perché non approfittarne?
- Mi pare che ci siamo. Se mi viene in mente qualcos'altro te lo faccio sapere
Tutte le richieste mi appaiono abbastanza sensate, a parte quella sulla pizza alla Trump che sarà difficile far accettare agli italiani. Della perdita della Sicilia e della Toscana ce ne faremo una ragione. Mentre all’esistenza del Molise non abbiamo mai creduto. Quando ce lo hanno spiegato alle elementari ci siamo distratti e ci siamo messi a fare disegnini sul quaderno. Probabilmente i molisani non ci meritano e finiranno per stare meglio con Trump che con noi. Mi dispiace molto per Sabrina Ferilli, spero che abbia abbastanza amor di patria da sacrificarsi per tutti noi. A me, comunque, non mi avrebbe mai sposato. Tutto sommato penso che le cose sarebbero potute andare peggio.

Ci rendiamo conto che essere all’altezza del 75° Festival della canzone italiana non è facile, tuttavia noi ci proviamo e a chi si è dispiaciuto per la depressione di Fedez proponiamo i travagli del Formaggio Svizzero, un latticino altrettanto tatuato e similmente propenso ai malesseri interiori. l’Emmental, che ha accettato di battere più volte la testa contro il muro per sfogare la propria disperazione, mostrerà al mondo intero di cosa sono capaci i latticini svizzeri quando le cose non gli vanno per il verso giusto. Una volta terminata l’esibizione, non pago di averci coinvolto nei suoi turbamenti esistenziali e in perfetta coerenza col proprio stato d’animo, si lascerà cadere a terra e cercherà di farsi benvolere da tutti apparendo saporito e appetitoso. Queste non sono cose che si vedono tutti i giorni, per cui, buona visione!

Nelle prossimo ore vi terremo inchiodati alle poltrone con uno spettacolo che non ha precedenti nella storia della televisione: guarderemo il tappo della Bottiglia di Ketchup svitarsi e cadere a terra, esitare un istante e poi allontanarsi per andare a perdersi chissà dove. Se almeno una volta nella vita vi siete chiesti dov’è finito il tappo del ketchup, o della maionese, finalmente avrete una risposta. Forse non sarà la risposta definitiva, forse il tappo che ritroverete non sarà il vostro, ma almeno qualche dubbio sarà chiarito, qualche verità verrà svelata. Se non avete timore di guardare in faccia la realtà e invece di assopirvi con il Festival della canzone italiana volete scoprire una volta per tutte dove vanno e cosa fanno i tappi dei vostri condimenti preferiti, non perdete quest’ultima valida alternativa al Festival di Sanremo e cliccate qui

In questo straordinario filmato vi proporremo, come valida alternativa al Festival di Sanremo, di guardare Invicto atterrare sulla testa di Bruno Vespa, riposarsi un attimo e ripartire. L’esibizione durerà pochi minuti ma la sua intensità sarà tale che non ci farà rimpiangere la mancata visione del festival. Per riempire il tempo rimanente, ben cinque giorni di palinsesto Rai, Bruno Vespa ed il resto del team hanno accettato di esibirsi a titolo gratuito, dando del loro meglio per farci divertire in maniera elegante, ma anche per farci commuovere e pensare. Grazie resto del team! Grazie Bruno Vespa! (clicca qui)

Come settima alternativa al Festival di Sanremo, per rimanere in ambito musicale, guarderemo il Regista muovere la testa al ritmo di un motivetto che da settimane occupa la sua mente. Data la caparbietà del Regista e l’assenza di un qualsivoglia pensiero razionale, e considerata l’ossessività del motivetto proposto (“Mamma Maria” dei Ricchi e Poveri), la performance potrebbe durare oltre il dovuto e coprire tre mesi di palinsesto Rai. Per non sforare sui tempi e non correre il rischio di oscurare programmi altrettanto stimolanti (ad esempio, “Cinque minuti” l’affascinante talk show condotto da Bruno Vespa), l’esibizione avrà termine con un fatto increscioso ma estremamente interessante: il Regista si slogherà il collo, secondo delle modalità sconosciute alla scienza medica e che certamente non ci capiterà mai più di vedere in televisione, neanche al di fuori delle fasce protette. Per essere testimone dello sconvolgente avvenimento e non mancare all’appuntamento con la storia, della medicina e della televisione, clicca qui.

Le cose non sono andate molto bene. Il Formaggio Svizzero ha cercato di infiltrarsi in una tribù lappone per studiarne le abitudini, e quando è saltato fuori che la prima abitudine della giornata era di fare colazione con un tramezzino al formaggio è stato preso dal panico. Siccome il comportamento di un emmental quando è in preda al panico è indistinguibile dal comportamento di quando è tranquillo, nessuno ci ha fatto caso e questo gli ha dato il tempo di elaborare un piano di fuga e metterlo in pratica. Per via della mentalità razionale nella quale è cresciuto ha adottato il principio del “Rasoio di Occam”, che ci insegna che la soluzione migliore ad un problema è la più semplice, e senza neanche stare a pensare alle possibili conseguenze si è messo a correre sguaiatamente verso la foresta, confidando di andare nella direzione giusta. La cosa non aveva poi molta importanza perché in qualunque direzione avesse scelto di andare lo aspettavano quaranta gradi sotto zero e la lunga notte artica. Sempre per via del Rasoio di Occam, quando si è reso conto di essersi perso, invece di tornare indietro per chiedere aiuto ha preferito affidarsi alla benevolenza degli dei, che da quelle parti consistevano essenzialmente in Thor e nel suo martello. Per fortuna la lunga notte artica ha fatto il suo lavoro e, dopo appena cinque minuti di preghiere, una spessa coltre di ghiaccio lo ha ricoperto preservandolo dal deperimento e dall’assalto delle bestie feroci. A primavera, con la stagione del disgelo, tornerà fra noi pronto a fare il suo dovere di latticino, di collega, di svizzero. A presto caro amico! Grazie Thor!

La proposta di Donald Trump di annettere la Groenlandia agli Stati Uniti ci ha galvanizzato. Consci dell’importante momento storico che stiamo vivendo, per dimostrare all’alleato americano che non siamo da meno, abbiamo pianificato dei progetti di annessione da proporre al governo italiano in modo che possa contribuire all’imbarbarimento dei rapporti internazionali e dare il proprio contributo allo scoppio della terza guerra mondiale. Come atto provocatorio pensiamo che l’Italia debba fare un gesto clamoroso, come occupare lo Stato Vaticano o, casomai si scoprisse che esiste veramente, invadere il Molise. Se il Molise, come sospettiamo da tempo, non dovesse esistere, allora dovremmo ripiegare su qualcosa di altrettanto sostanzioso come la Lapponia, il Liechtenstein o il Perù.
Scartato il Liechtenstein perché è troppo difficile da pronunciare ed il Perù perché troppo lontano, al nostro governo non resterebbe che annettersi la Lapponia, una terra nordica come la Groenlandia e quindi meritevole di attenzione. Dopo aver considerato la possibilità che anche questa landa - come il Molise, il Campo Largo o il regno di Oz - possa essere immaginaria, abbiamo deciso di organizzare una spedizione per andare a vedere come stanno effettivamente le cose e verificare la fattibilità del progetto. D’altronde nessuno di noi ha mai visto un lappone in vita sua e la possibilità di confondersi ed invadere il paese sbagliato è sempre dietro l’angolo. Il Formaggio Svizzero, che in quanto proveniente da un paese “nordico” si sente titolato a parlare di queste faccende, sostiene che i lapponi assomigliano tutti a Babbo Natale, sia i maschi che le femmine. Se questo rende estremamente complicati i rapporti interpersonali, e improponibili gli approcci amorosi, dall’altro ci aiuta a tracciare un profilo di familiarità con la nostra cultura e a rendere appetibile l’impresa.
Rinfrancati dalle parole del latticino, abbiamo approntato una spedizione per andare a vedere come stanno realmente le cose e gettare le basi per la conquista dell’Europa. Sono fiducioso, questa è la volta che la nostra agenzia di comunicazione svolta!
- Come sopravvivere alla terza guerra mondiale. Parte dodicesima: incutere timore
- Come sopravvivere alla terza guerra mondiale. Parte undicesima: mimetizzarsi nell’ambiente
- Come sopravvivere alla terza guerra mondiale. Parte decima: affidarsi alla benevolenza divina
- Come sopravvivere alla terza guerra mondiale. Parte nona: fingersi qualcun altro
- Come sopravvivere alla terza guerra mondiale. Parte ottava: trovarsi un rifugio sicuro
- Come sopravvivere alla terza guerra mondiale. Parte settima: vendere cara la propria pelle
- L’undicesima metafora
- Il Regista continua a lasciare la propria impronta nella storia e, secondo molti, anche nella psichiatria
- Il Regista si propone come genio visionario e lascia la propria impronta nella storia
- La decima metafora
- Il Monolite Alieno scende in campo
- E non ci arrenderemo mai!
- Noi continuiamo a provarci!
- Noi ci proviamo!
- Il senso civico del Formaggio Svizzero si scontra con la realtà
- Come sopravvivere alla terza guerra mondiale. Parte sesta: andare a zig zag
- Come sopravvivere alla terza guerra mondiale. Parte quinta: eccellere in qualcosa
- Come sopravvivere alla terza guerra mondiale. Parte quarta: prenderla con filosofia
- Come sopravvivere alla terza guerra mondiale. Parte terza: siate svizzeri
- Come sopravvivere alla terza guerra mondiale. Parte seconda: siate coccolosi